Dipartimento di Filosofia
Conferenze di
Cristiano Castelfranchi
(ISTC Roma- Padova)
27 Gennio 2006 ore 16
E'
possibile una mente altruistica?
L'incontro
di terrà nell' Aula
Magna della Facoltà di lettere e filosofia, via Balbi
2, 16126, Genova
CHI E' Cristiano
Castelfranchi?
Cristiano Castelfranchi è il
direttore dell' ISTC (Institute of Cognitive Sciences and
Technologies), con sede a Roma e Padova (http://www.istc.cnr.it/).
Castelfranchi è un punto di riferimento delle scienze cognitive
in Italia da diversi anni. Ha pubblicato articoli rilevanti su
"Internation Journal of Pattern Recognition and Artificial
Intelligence", "Lecture Notes on Artificial Intelligence","Journal of
Applied Logic", "Journal for the Theory of Social Behaviour",
"Connection Science", ecc. Tra i suoi libri ricordiamo (con Tan
Y.H.): "Trust and Deception in Virtual Societies", Kluwer; con Miceli
M. e Mancini M. (2002). Fondamenti di cognitivismo clinico. Torino:
Bollati Boringhieri; con Poggi I. (1998). Bugie, finzioni e sotterfugi.
Per una scienza dell'inganno. Carocci Editore, Roma; con Conte
R."Cognitive and social action", Londra: London University College of
London Press. Per una bibliografia (completa a partire dagli anni '90)
vedi il seguente
link.
Il tema della conferenza si
potrebbe riassumere nel modo seguente:
In che senso un atto o una mente e' altruistico/a, dal momento che un
agente autonomo per definizione e' guidato dai suoi scopi, e'
self-motivated e quindi self-interested? Non equivale il dire che
agisce comunque per raggiungere i propri scopi a dire che e' 'egoista',
selfish?
Che vuol dire 'agire per il bene di un altro' se comunque vuol dire che
io lo voglio, lo desidero e quindi agisco per realizzare un mio scopo?
Che vuol dire agire per il bene di un altro? Quando questo e'
altruistico e quando invece e' mero calcolo e tornaconto (es. scambio)?
Perche' un individuo dovrebbe far proprio lo scopo (il bene) di un
altro, ed agire per questo?
In psicologia si accetta uno "pseudo-altruismo" o altruismo limitato,
dal momento che quando uno compie un atto a beneficio dell'altro sempre
sa (e si aspetta) che vi saranno conseguenze di cio' per lui positive:
dal non sentirsi meschino o in colpa, all'approvare la propria condotta
e morale, dal ricevere approvazione dagli altri al ricevere
gratitudine, ecc.
Seneca sarebbe in profondo disaccordo; e' possibile una definizione di
scopi ed atti intenzionali tale da distinguere le conseguenze attese
rewardanti (positive) da cio' che mi "motiva"? Gli attuali sistemi
logico-computazionali nol consentono.
E' possibile una teoria degli scopi e della loro adozione, ed una
architettura cognitiva che dia conto di tutto cio' e dia la
possibilita' teorica di atti ed agenti autenticamente altruistici?
Si sostiene di si'; e si suggerisce come.
Alcuni
suggerimenti di lettura:
Lorini, E., Castelfranchi, C. (under review). The unexpected
aspects of Surprise. Internation Journal of Pattern Recognition and
Artificial Intelligence. (file
.pdf)
Cristiano Castelfranchi (). When Doing Is Saying. The
Theory of Behavioral Implicit Communication. (file
.pdf)
Lorini, E., Castelfranchi, C. (2004). To Attempt and To
Try: for a cognitive theory of Action..(file .pdf)
Per altre iniziative vedi
pagina egli eventi di Filosofia