[versione 8.3.2006]
Marco Fenici
[rivista 2010 da Epistemologia]

Cenni tipografici

in questa sezione vengono presentati alcuni cenni sul funzionamento dell'apparato delle note e sull'uso dei rimandi bibliografici. Prestare attenzione anche a queste poche nozioni tipografiche permetterà di imparare a riconoscere stili differenti di citazione negli articoli che si leggono, e a non commettere errori ingenui nel momento in cui si dovrà scrivere qualche cosa di proprio.

a) i riferimenti
Per comprendere un paper è essenziale riuscire a inquadrare la tematica in esso affrontata all'interno del dibattito filosofico che si sviluppa attraverso le riviste; è  quindi necessario stare particolarmente attenti ai riferimenti che nel corso del testo vengono fatti ad altri articoli e pubblicazioni. Normalmente questi riferimenti avvengono per mezzo di alcune abbreviazioni (tags), che hanno lo scopo di identificare le opere in modo sicuro, potendole ritrovare subito sulla bibliografia, e contemporaneamente permettono al lettore esperto dell'argomento di identificare i testi già noti. Oltre a questo, la scelta di quale tipo di tag utilizzare definisce anche l'ordinamento della bibliografia: per ordine alfabetico, cronologico o relativamente alla comparsa della citazione nel testo. Dato il loro scopo, è quindi importante che l'aspetto dei tag venga definito in base a criteri funzionali. Si tralascia l'indicazione di opere classiche, che hanno abbreviazioni standard specifiche (come ad es. KRV per Kritik der Reinen Vernunft, ecc.)

Aspetto del tag
Funzione del riferimento Ordinamento nella bibliografia
[7]
 Riferimento all'opera  Numerazione progressiva in base alla comparizione nel testo
[Hin62] Riferimento all'opera, indicando autore e anno
Ordinamento alfabetico (compresso)
(Hintikka 1962)
Hintikka (1962) ...
Riferimento all'opera, indicando autore e anno Ordinamento alfabetico (esteso)
(Hintikka 1962a) Riferimento all'opera, indicando autore e anno Ordinamento in primo luogo alfabetico,
quindi cronologico (nel caso di più titoli per uno stesso autore)
[FHV91]

Riferimento all'opera, indicando autori e anno
Ordinamento alfabetico
 (i testi con più autori sono collocati alla lettera del primo di essi,
dopo tutte le opere di singoli autori)
[Hin62, pp. 51-57] Riferimento ad un brano, indicando opera, autore, anno e pagine Ordinamento alfabetico (compresso)

Nella tabella vengono mostrati l'aspetto possibile di alcuni tag.

b) le note
Quando l'autore desidera soffermarsi su di un tema che esula dalla struttura portante dell'argomentazione, lo riporta in nota. Quest'uso permette di sviluppare percorsi divergenti dal tema del paper permettendo allo stesso tempo al lettore di seguire senza intoppi lo sviluppo della tematica principale.
Si presti attenzione al fatto che le note vengono poste uniformemente prima o dopo la punteggiatura: la scelta è una questione di estetica, e solitamente viene specificata dalle impostazioni della rivista alla quale il saggio è stato proposto (ad ogni modo, le note poste dopo la punteggiatura sono meno vistose e preferibili). Pu˜ essere eventualmente possibile l'uso di note in entrambe le posizioni all'interno dello stesso paper per specificare i diversi casi di quando la nota viene giustapposta a un termine, e quando invece è da riferirsi all'intero enunciato; tale uso è tuttavia evitabile nella maggior parte dei casi, e non così frequente.
Le note possono essere  utilizzate, inoltre, anche per riportare alcuni brani di un'opera citata, ad esempio della correttezza dell'interpretazione fornita nel testo; nel qual caso conterranno il riferimento ad un'opera della bibliografia. Per tale riferimento andrebbero utilizzati i metodi appena introdotti: la citazione per mezzo di tag, infatti, permette di non ripetere i dati bibliografici della stessa opera nel corso dello stesso saggio. Tuttavia pu˜ capitare di vedere apparire direttamente in nota la citazione del testo stesso (seguendo un uso più 'continentale' che 'analitico', adatto ad opere di grandi dimensioni nelle quali andare tutte le volte a scorrere la bibliografia in fondo al volume pu˜ risultare scomodo). in questi casi, quando il riferimento bibliografico si ripete, si possono trovare le abbreviazioni riportate nella tabella sottostante.

Abbreviazione    Significato
id., Titolo, pp. #-#
idem, Titolo, pp. #-#
indica un testo diverso dello stesso autore citato nella nota immediatamente precedente
ivi , pp. #-#
indica un testo che è stato citato nella nota immediatamente precedente
ibid.
ibidem.
indica un brano collocato alle stesse pagine di quello che è stato citato nella nota immediatamente precedente
Op. cit. , pp. #-# indica l'ultima opera citata in precedenza
Art. cit. indica l'ultimo articolo citato in precedenza
Cognomeautore (1992)
indica il libro o l'articolo cui ci si riferisce in bibliografia con quella data di pubblicazione
(se più lavori hanno la stessa data si può usare  (1992a), (1992b)...

c) la bibliografia
La bibliografia fornisce l'indice dei testi citati in un saggio: come tale colloca un testo nel suo ambiente, definendo l'insieme dei saggi con i quali intende instaurare un dialogo. Si configura così come un importante strumento di consultazione anche prima della lettura, perché una sua scorsa iniziale permettete spesso si capire immediatamente quali sono le coordinate di riferimento del saggio, e intuire quanto il suo contenuto sia rilevante per le ricerche che si stanno compiendo; è difficile, infatti, che due paper con riferimenti bibliografici completamente diversi stiano parlando degli stessi temi.
La bibliografia permette inoltre di ritrovare le informazioni bibliografiche utili al reperimento delle opere citate. Si comprende dunque quanto sia importante che le varie voci bibliografiche siano complete e consentano una lettura immediata dei dati. Conseguentemente la bibliografia dovrà essere:

- completa, facendo riferimento ai testi più importanti che hanno trattato l'argomento in questione;
- ordinata in base a qualche criterio, che ne faciliti la consultazione;
- uniforme, essendo le varie voci bibliografiche ordinate secondo una classificazione stabilita e formattate seguendo dei parametri standard.

La scelta di questi criteri può essere anche una questione di stile, ma è importante che, una volta fissata, non venga più modificata.

Categoria dell'opera citata Esempi di citazione
libro di un solo autore  Jakko Hintikka, Knowledge and belief, Cornell University Press, Ithaca, New York, 1962.
  Hintikka J. (1962), Knowledge and belief, Cornell University Press, Ithaca, New York.
più libri di un solo autore   Russel, B., The problems of philosophy, Oxford University Press, London, 1912.
   –  , The analyses of mind, George Allen and Unwin, London, 1921.
più di tre autori di un solo libro  Fagin R., Halpern J. Y., Moses Y. et al., Reasoning about knowledge, The MiT Press, Cambridge, Massachusetts, 1995.
  Fagin R., Halpern J. Y., Moses Y. et al. (1995), Reasoning about knowledge, The MiT Press, Cambridge, Massachusetts.
saggio contenuto in un libro   Moshe Y. Vardi, "On epistemic logic and logical omniscience", in Joseph Y. Halpern (a cura di), Proceedings of the First Conference of Theoretical Aspects of Reasoning About Knowledge (TARK86), Morgan Kaufmann Publishers, San Mateo, California, 1986, 293-305.

  Vardi M., (1986) "On epistemic logic and logical omniscience", in Halpern J. (a cura di), Proceedings of the First Conference of Theoretical Aspects of Reasoning About Knowledge (TARK86), Morgan Kaufmann Publishers, San Mateo, California, pp. 293-305.
articolo di rivista  Ronald Fagin, Joseph Yehuda Halpern, "Belief, awareness and limited reasoning", Artificial intelligence  34 (1988), pagg. 39-76.
 
Fagin R.,  Halpern J., "Belief, awareness and limited reasoning", Artificial intelligence 34 (1988): 39-76.

 R. Fagin, J. Halpern (1988), Belief, awareness and limited reasoning, Artificial intelligence 34, pp. 39-76.

La tabella mostra alcune notazioni di riferimento per le bibliografia.

Vai a brevi suggerimenti pratici per scrivere una tesina
Vai a metodi di citazione  (standard internazionali)

Come leggere un saggio filosofico-analitico

Nella filosofia contemporanea, la letteratura di stampo largo sensu analitico si sviluppa principalmente nei paesi anglofoni, avendo a modello la produzione scientifica; ha una particolare sensibilità per quelli che sono i problemi filosofici (puzzles), e si concentra particolarmente sulle loro soluzioni specifiche piuttosto che sulla creazione di ampie visioni d'insieme nelle quali tali problemi trovano una collocazione. in conseguenza di questi fatti, nel mondo anglosassone le modalità preferite di trasmissione e promozione del dibattito filosofico sono costituite da saggi brevi (papers), molto specifici; questo non toglie che anche per gli autori analitici si possa parlare di sistema filosofico, sebbene questo si mostri più nel progredire del loro pensiero sulle riviste, che in pubblicazioni monolitiche di ampio respiro.
La conoscenza di questo differente modo di fare filosofia è essenziale per il lettore che debba svolgere le proprie ricerche in questo campo; studiare in ambito analitico richiede la capacità di scorrere un gran numero di saggi, per comprendere velocemente quali siano quelli di proprio interesse. La struttura dei paper si è adattata a queste esigenze, andando via via a definirsi in una forma di facile consultazione. Anche a colpo d'occhio è possibile riconoscere subito le diverse parti: intestazione, riassunto dei contenuti, introduzione, le sezioni dedicate allo svolgimento ed infine conclusioni, eventuali appendici e bibliografia. in questo breve scritto le presento velocemente in modo da fornire un orientamento alla lettura; riservo poi alla seconda parte alcuni accenni di carattere tipografico.

Struttura di un paper

a) intestazione
All'inizio di un saggio sono sempre presenti importanti informazione sull'autore  o autori: chi sono, il titolo accademico posseduto, l'istituzione presso la quale lavorano, eventuali ringraziamenti. Sono dati importanti! iniziare a collocare un saggio sul mappamondo è un primo passo per rendersi conto della geografia della ricerca: chi lavora dove, quali sono i principali centri in relazione agli argomenti di interesse. il 'pedigree' del ricercatore, inoltre, è indicativo anche delle figure con le quali si è formato e che spesso hanno lasciato un segno indelebile sulla sua impostazione.
Molte volte viene riportato anche un eventuale recapito di posta elettronica. il consiglio è di non essere timidi, e di utilizzarlo se si hanno annotazioni da fare, eventuali critiche o come accade più spesso domande: chi pubblica un articolo è solitamente un docente o un ricercatore di una qualche università, e sarà ben felice di vedere che ci sono persone che si appassionano al suo lavoro; così le risposte sono di solito cordiali e ben curate. Non sono da sottovalutare anche eventuali riferimenti a risorse presenti su internet: nelle pagine web degli autori è spesso possibile trovare materiale e collegamenti interessanti.

b) abstract
il sommario (abstract) contiene nel giro di poche righe una sintesi del problema trattato e delle conclusioni più importanti raggiunte dal ricercatore; molte riviste impongono di limitarsi a un numero massimo di parole, in media cento. È un elemento essenziale di un saggio: i titoli non sono sempre scelti nel modo migliore, e pu˜ capitare di ritrovarsi tra le mani materiale che ha poco a che vedere con i propri bisogni; una lettura attenta dell'abstract pu˜ allora far già capire che il contenuto del saggio non è rilevante per l'argomento delle proprie ricerche.

c) svolgimento
La prima sezione dell'abstract, di norma non numerata, è l'introduzione. Abitualmente si apre con l'esposizione dettagliata e esaustiva dei risultati più recenti conseguiti nel settore di ricerca del paper e fornisce così una sua collocazione nell'ambito della ricerca. Se stiamo appena iniziando a studiare il problema, i riferimenti bibliografici in questa parte sono molto importanti perché permettono di iniziare a capire dove ha preso piede il dibattito sulla questione, e consentono di ritrovare altre fonti bibliografiche per riprenderne eventualmente le fila dall'inizio. Alla fine dell'introduzione viene di norma riportato in dettaglio anche il contenuto delle singole sezioni, permettendo così di capire quale è il contributo originale del saggio, oltre a valutarne schematicamente la struttura dell'argomentazione e capire quindi quali sono le parti che ci interessano e quali invece possono essere saltate (perché contengono inquadramenti storiografici della questione che conosciamo di già, propongono dimostrazioni tecniche di risultati generali, etc.).
Le sezioni, numerate progressivamente, sono abitualmente della medesima lunghezza. Chi scrive in modo chiaro pensa ad esse come se potessero essere lette da sole: inizia mostrando a che punto della trattazione si è arrivati, e quali sono le tesi da dimostrare nel corso della sezione; prosegue con lo svolgimento, e la struttura portante della argomentazione viene ripresa alla fine della sezione stessa. Eventuali parti dal contenuto più tecnico vengono preferibilmente riportate in appendice.
Le conclusioni, senza numerazione come l'introduzione, ripercorrono ancora una volta tutto il ragionamento: quali ne sono state le premesse, lo sviluppo e i nuovi risultati che il paper ha mostrato, lasciando di solito una finestra aperta sulle conseguenze della visione che ne deriva. Se si è interessati a capire velocemente il contenuto del saggio, sarebbe bene concentrarsi sull'introduzione e su questa ultima parte, formandosi un'idea approssimativa del procedere dell'argomentazione; in un secondo momento si pu˜ eventualmente procedere a un'analisi attenta delle singole sezioni.

Torna a Home Page di Epistemologia