1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - "Senso e riferimento" di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- SUGGERIMENTI  PER LA 4^ SESSIONE  DI LETTURA -
(PAGINE 38-40)

 

QUARTA LEZIONE

 pp. 38-40:  Senso, presupposizione e discussione generale su Frege


"Hai smesso di picchiare tua moglie, sì o no?"

Quando glielo chiesero, di fronte a un folto pubblico, lui rimase giustamente preoccupato; se avesse detto "no", avrebbe confermato la sensatezza della domanda, che presupponeva appunto che lui usualmente picchiasse la sua amata consorte.

Così potrebbe iniziare un romanzo "fregeano". Frege era preoccupato delle ambiguita del linguaggio naturale e degli inganni che questo procura a chi lo tratta con troppa leggerezza. Nel tentativo di costruire un linguaggio non ambiguo (il linguaggio "democratico" della logica matematica), Frege individua alcuni "problemi"  nei modi in cui il linguaggio naturale veicola contenuti impliciti, non espressi chiaramente. Occorre esplicitare, ma anche rendersi conto dell'implicito e saperlo usare.


Il tema che affrontiamo in questo ultimo gruppo di pagine è il tema della presupposizione, tema che dopo Frege ha avuto uno sviluppo enorme nella letteratura filosofica e linguistica.

Qui propongo di leggere con cura le poche pagine, per vedere come nasce nella filosofia contemporanea il tema della "presupposizione". Qui di seguito propongo
(1) suggerimenti di lettura delle pagine (cioè quattro domande)
(2) commenti miei a queste pagine che servono, spero, a disambiguare alcuni passi;
(3) domande su cui chiedo ai partecipanti tutti di confrontarsi durante la settimana, me assente (se posso intervengo, ovviamente). Sarebbe infatti utile fare una "discussione in classe" tra di voi, dove la mia eventuale guida ha svolto il suo compito se è riuscita a evitare alcuni fraintendimenti del testo. Per il testo tocca a voi dire la vostra.

P.S. Nel programma la discussione sarebbe stata rimandata alla prossima settimana, causa mia assenza; d'accordo con Calcagno, propongo di procedere lo stesso, anche se vado fuori Genova per Convegni vari. Credo di potermi comunque connettere a internet e seguire la discussione.

Credo infine sia utile per tutti  intervenire "a tutto campo", violando anche le regole della discussione; questa infatti è l'ultima occasione per esprimersi. O scrivere adesso o mai più. Meglio buttare fuori un dubbio che si ritiene del tutto stupido che tenerselo dentro (con il dubbio che magari era un dubbio intelligente, e comunque con il dubbio che non ci sarà modo di togliersi il dubbio!). E non aspettate le "mie" risposte: chi ha una risposta a una domanda o un dubbio la scriva a tutti.


(1) Suggerimenti di lettura

Lascio solo 4 domande cui faccio seguire alcuni commenti per i più volonterosi (ma PRIMA leggere Frege POI, eventualmente, i commenti)

1. come generalizza Frege il suo principio di sostitutività e composizionalità nel discorso indiretto?

2. che ruolo hanno domande, comandi e preghiere?

3. quale argomento usa Frege per negare che subordinate inizianti con "chi..." o "colui che..."  esprimano pensieri?

4. Come definisce il concetto di presupposizione?


(2) Commenti

1. riferimento indiretto: rallegrarsi, credere,sembrare   37-38

 Tra la fine di pag. 37 e l'inizio di pag. 38 Frege definisce la sua tesi sul senso e riferimento ("significato") nei contesti indiretti: in alcuni contesti il riferimento di una espressione è il suo senso ordinario:

"...Quel che è legittimo concludere è che il significato dell'enunciato non sempre è il suo valore di verità e che "Stella del mattino" non designa sempre il pianeta Venere - ad esempio non lo designa in tutti quei casi in cui la parola ha il suo significato indiretto..."

Subito dopo Frege passa a vedere altri casi analoghi, dal "sembrare" al "rallegrarsi" al "credere". In tutti questi casi ci si riferisce di ciò che si crede o sembra vero, quindi non un fatto, ma un pensiero che potrebbe anche essere falso.

L'esempio con Cristoforo Colombo ribadisce il problema e fornisce un esempio di una espressione che ha un senso diverso da quello che Colombo presumibilmente attribuiva alla parola "terra". L'esempio è "il pianeta che è accompagnato da una luna il cui diametro è maggiore della quarta parte del suo proprio diametro", che è un senso della parola "terra" che era presumibimente inaccessibile a Colombo (che aveva appunto sbagliato i calcoli della superficie terrestre, illudendosi così di poter arrivare in India; si sbagliò e scoprì l'America).


2. riferimento indiretto: ordinare, dubitare,  pregare...(38-39)

Frege prosegue applicando il discorso a altri tipi di verbi, mostrando che le parole dell'enunciato subordinato si riferiscono non a un valore di verità, ma a un pensiero, un ordine, una preghiera, ecc.

Non è chiaro qui cosa sono gli ordini e le preghiere rispetto ai pensieri. Negli anni successivi Frege cambierà in parte idea insistendo di più sul pensiero come contenuto concettuale che può essere oggetto di diversi atti linguistici. Quindi non solo asserzione e credenza hanno per contenuto pensieri, ma anche domanda e forse ordine.

Ciò che spinge Frege a generalizzare la sua analisi del pensiero è l'idea che prima di asserire un enunciato, spesso si fanno ipotesi. Ma cosa sono le ipotesi se non domande sotto forma scientifica? Una ipotesi ha un contenuto di pensiero che non viene asserito  finché l'ipotesi non viene confermata. Ma il pensiero che viene prima presentato come ipotesi e che viene poi asserito è sempre lo stesso pensiero espresso con due "forze" differenti.

Questo cambiamento rende ancora più generale la sua analisi del discorso indiretto.

3. espressioni che iniziano con "chi..." (descrizioni definite) (39-40)

Infine Frege si pone il problema di espressioni dipendenti come "chi scoprì le orbite elittiche dei pianeti...". Queste espressioni non esprimono né un valore di verità, né un pensiero, ma semplicemente si riferiscono a un individuo.

L' obiezione è che tali parole contengano un pensiero, e cioé il pensiero che vi fu qualcuno che scoprì le orbite ellittiche dei pianeti. Questa obiezione, che Frege ipotizza, diverrà una delle tesi centrali di Bertrand Russell nella sua teoria delle descrizioni definite. Russell direbbe che "chi scoprì le orbite elittiche dei pianeti" esprime il pensiero:
"esiste un individuo, ed è unico, che scoprì le orbite elittiche di pianeti".

Frege critica la tesi di Russell 13 anni prima che questa venga formulata. La sua critica assimila descrizioni ("chi, o colui che scoprì la forma ....") e nomi ("Keplero"). Per arrivare alla conclusione che quando usiamo un termine o nome proprio "semplice o composto" non esprimiamo il pensiero che il referente del nome esista, Frege usa un argomento per assurdo. Se il semplice usare un nome comporta esprimere il pensiero che il portatore esiste, allora la negazione di un enunciato come "Keplero mor� in miseria" dovrebbe essere:
"Keplerno non morì in miseria oppure il nome "Keplero" è privo di significato". Ma non è così. Quindi la tesi non regge.

Quale tesi alternativa? La tesi alternativa è che nel linguaggio naturale l'uso dei nomi (semplici o composti, cioè sia nomi propri che descrizioni definite) presuppone l'esistenza del portatore del nome.

4. difetti delle lingue storiche (p. 40)

Frege vede un difetto delle lingue nella possibilità di creare nomi o descrizioni di oggetti che non esistono. Enunciati che contengano tali nomi sarebbero privi di valore di verità (dato che hanno alcune componenti prive di riferimento).

L'analisi fatta da Frege di questo difetto della lingua è stata però all'origine di una discussione sul concetto di presupposizione che dura ancora oggi.

E' vero che le lingue hanno questo "difetto"; ma il cosiddetto difetto ha un grande valore per la semplicità e la velocità di intesa nel dialogo. Il fenomeno della presupposizione diviene con il tempo un fenomeno tra i più studiati nella letteratura filosofica e linguistica, perché esso pare pervasivo. Ogni volta che parliamo presupponiamo qualcosa. Ogni enunciato, per avere senso, ne presuppone qualcun altro, e nel modo di esprimersi fa presente ciò che si presuppone.

ESEMPIO: "mio nonno ha perso il treno" presuppone che io abbia un nonno, che vi fosse un treno, che mio nonno lo volesse prendere. E questo è presupposto anche se quello che ho detto è falso.

Dopo diverse analisi del concetto di presupposizione semantica alcuni autori, in particolare Robert Stalnaker, hanno iniziato a generalizzare il discorso e parlare di "presupposizione pragmatica" come quell'insieme di conoscenze comuni che sono presupposte in un dialogo tra parlanti. Quando dialoghiamo c'è un "terreno comune", uno "sfondo" di credenze condivise su cui ci basiamo per parlare delle poche cose che parliamo. Quando nascono fraintendimenti, spesso questo dipende dall'aver errato nell'individuare il terreno comune. Questo è un problema anche per gli insegnanti: quando parlano devono presupporre un sacco di cose, altrimenti si inizierebbe sempre da zero. Ma cosa si può presupporre di condiviso da tutti?


(3) domande

Ecco alcune domande per una discussione generale; basta rispondere a una per dare un contributo alla discussione. Ovviamente siete liberi di dire la vostra anche su altri aspetti non inclusi in queste domande.


1. STORIA DELLA FILOSOFIA
Vi sembra importante questo articolo di Frege nella storia della filosofia? Se sì per cosa? Se no, perché?

2. ORIGINALITA'
Quali idee di Frege vi sono sembrate più originali, e quali meno? E perché?

3. ARGOMENTI
Quali argomenti di Frege vi hanno convinto e quali no? E perché no? E, se sì, come si potrebbero sviluppare secondo voi?

4. APPLICAZIONI
Pensate che alcune idee di Frege potrebbero avere applicazioni? E se no, perché sono state ritenute importanti secondo voi? E se sì che tipo di applicazioni?

5. DOMANDA ESTERNA
Pensate che questo tipo di discussione on-line sia utile; se sì perché, se no perché? Come potrebbe essere migliorato?