1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - “Senso e riferimento” di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- 13° INTERVENTO DEL TUTOR (16/11) -

> la mia domanda è: <<Il senso è oggettivo o
soggettivo?>>

> Irene Celletti
> Liceo scientifico F. Severi
> VC Brocca

Oggettivo.

Frege distingue il senso oggettivo dalla rappresentazione soggettiva.Lo scopo  di Frege è trovare qualcosa che impedisca di perdersi nel mondo delle impressioni soggettive e delle intuizioni (spesso geniali, ma non affidabili se non testate in seguito dal resto dei parlanti).

Ricordo che il senso per Frege è quanto viene  convogliato da una espressione linguistica; e' solo attraverso il linguaggio che possiamo fissare accordi tra noi umani. Senza il linguaggio articolato, il dialogo e la comprensione del senso delle nostre parole, abbiamo solo la legge del piu' forte.

Queste sono riflessioni un po' ingenue, ma aiutano a capire la portata del lavoro di Frege e della svolta linguistica. Relegare il pensiero a tutto cio' che accade nella mente era stata la strategia di molti pensatori del '600, Cartesio compreso.

Frege espelle i pensieri dalla mente. E' vero che i  pensieri sono ciò che possiamo afferrare con la mente; ma li afferriamo attraverso l'uso del linguaggio e per questo diventano oggettivi e comunicabili con chiarezza.

Frege contrappone ai pensieri le rappresentazioni soggettive, che sono qualcosa che ci accompagna in tutte le nostre riflessioni. Ma le rappresentazioni soggettive variano da persona a persona e non possono essere comunicate integralmente. Non per questo non sono importanti: senza immaginazione e immagini mentali non potremmo fare arte e poesia.

Ma se cerchiamo la conoscenza e la scienza intersoggettiva, dobbiamo basarla su qualcosa di piu' delle rappresentazioni soggettive, e cioé sul senso delle parole che usiamo, senso che è riconoscibile da tutti i parlanti una stessa lingua.

Come ho detto in una lettera precedente, Frege nell'ultima parte della sua opera parla di un "terzo regno", una specie di mondo platonico dei sensi. Wittgenstein, che studio' Frege a fondo, continuò la sua lezione riportando sul terreno del linguaggio i sensi che Frege aveva in qualche modo posto in un regno platonico. Questa mossa è pero in gran parte svolta e in parte implicita nella visione di Frege e della oggettività come ciò che può essere afferrato con il linguaggio.