1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - “Senso e riferimento” di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- 4° INTERVENTO DEL TUTOR (26/10) -

 

Risposta alle domande di Enrico e Simone:

> 1) Identità e uguaglianze sono applicabili alla vita quotidiana sempre?
>
> 2) Il problema dell'arte.
>
>
> ESPONIAMO IL NOSTRO PRIMO QUESITO CON UNA ESEMPLIFICAZIONE UN PO' FORZATA:
> Si studi un insieme B in cui sono racchiuse tutte le bambine neonate di un ospedale X alle 12,30 del 1 gennaio 2003.
> Anna e Maria sono due gemelle e per questo sostanzialmente identiche, è lecito esprimere A = M! Nello stesso insieme B troviamo un'altra bambina omonima di Anna mi è quindi lecito esprimere A = A! Ma esaminando attentamente il mio caso non potremmo mai esprimere M = A poiché Maria e la non gemella Anna anche se appartengo allo stesso insieme non sono uguali!
> Non si crea un intoppo nel sistema?


No, no, non funziona così.
Per quanto riguarda il caso delle gemelle: l'dentità vale tra due espressioni che si riferiscono allo stesso individuo, non a individuo molto simili come due gemelli.Due gemelle hanno molte proprietà in comune, ma non tutte; non si trovano mai contemporaneamente nello stesso spazio e quando uno dice "io" si riferisce a se' e non all'altro.

Per quanto riguarda il caso delle bambine con lo stesso nome: il punto fondamentale del lavoro di Frege e' che l'identita' non riguarda i nomi, quindi non basta che vi siano due nomi uguali per asserire un'identita' (Anna=Anna). In questo caso si puo' dire per il nome "Anna" qualcosa di simile a quello che si puo' dire per "tu"; rivolto a persone diverse, in questo caso, lo stesso nome si riferisce a persone diverse. Non a caso abbiamo anche i cognomi no? e anche senza cognome, il contesto aiuta a capire a chi ci riferiamo.

 
> ESPONIAMO IL NOSTRO SECONDO PROBLEMA..."ESISTENZIALE":
> "Si duo idem faciunt, non est idem". Concordiamo pienamente con questa affermazione. Nessuno ha la stessa percezione di uno stesso oggetto (un quadro per esempio) e non reagisce allo stesso modo di un altro allo stimolo fornito da quello stesso identico quadro, ma i due lo percepiscono in modo simile!
> Possono due persone completamente diverse, sia per cultura che per sensibilità, avere un pensiero simile osservando un dipinto di Picasso?

Si', se per pensiero intendi qualcosa di comunicabile ed esprimibile con il linguaggio. No, se per pensiero intendete qualsiasi cosa vi passi per la testa (quantomeno non è probabile che a due persone passino per la testa esattamente le stesse  cose)

> Se si hanno due differenti pareri, chi può stabilire quale parere sia quello giusto?

Questo è un altro discorso. Dipende dal tipo di pareri. Ci sono esperti d'arte che aiutano a decidere nella maggior parte dei casi.


> Si può dire con precisione quali sono i sentimenti che provava l'autore dell'opera mentre la dipingeva se è assodato che nessuno percepirà mai la stessa identica stimolazione dalle cose?

Ci si puo' avvicinare a quello che provava l'autore, ma è solo un'idea limite ripercorrere esattamente quello che sentiva; come diceva Aristotele, dell'individuale non si dà scienza.

> Esiste una verità assoluta o esistono tante verità quante sono i soggetti che conoscono?

se per voi 2+2 nel sistema decimale non fa 4 forse esistono tante verità quanti soggetti conoscenti. Se no, aspetterei a ipotizzare la verità relativa. 

 
> La ringraziamo per l'attenzione, apparteniamo al gruppo del Liceo Scientifico F.Severi di Frosinone e siamo allievi della professoressa Gloria Sica.
> Simone Peronaci
> Enrico Orsini
>
>
>
> P.S. Se le fosse possibile vorremmo farle una domanda estranea al progetto:
> abbiamo sempre pensato che la filosofia servisse a far ragionare le persone, ponendo problemi e lasciando agli altri provare a cimentarsi con essi. Socrate secondo noi è stato l'unico filosofo, poiché gli altri "filosofi" hanno sempre cercato di inserire il mondo, l'universo e dio (Dio) in schemi e trame mentali assolute, senza lasciare agli altri la possibilità di contraddirli.
> E' questa la filosofia?

 E' difficile capire da dove viene una visione così orribile del lavoro filosofico! L'impressione che i filosofi non siano come Socrate deriva forse dal fatto che hanno lasciato libri scritti, dove ovviamente cercano di evitare contraddizioni.
 Ma basta guardare bene: la storia della filosofia e' piena di filosofi che si contraddicono a vicenda (Aristotele contraddice Platone; Leibniz contraddice Locke; ecc.ecc.). E' una discussione continua, aperta e franca. Ognuno cerca di risolvere i problemi che pone, ma questo non impedisce ad altri di proporre soluzioni differenti.
 Magari a scuola si studia un po' schematicamente, tanto per ricordare meglio la storia della filosofia. Ma l'attività filosofica e' sempre anche ricerca degli errori delle argomentazioni altrui (e proprie).
 

___________________________________________

La domanda di Elisa e' una GROSSA domanda; diversi filosofi - a partire da Wittgenstein nel Tractatus per arrivare a Saul Kripke in Nome e necessità, hanno seguito le idee di Elisa, e hanno sostenuto che i nomi non hanno senso, ma solo riferimento.

Non posso dunque che dire che l'intuizione che sta dietro alla domanda di Elisa e' condivisa da molti.

In particolare Elisa dice che il senso e' "per Frege sia ciò che è afferrato da chi comprende l'espressione sia ciò che determina il riferimento". Hilary Putnam ha criticato la possibilita' di tenere insieme questi due aspetti del senso con un esperimento mentale:
immagina che ci sia una terra gemella della nostra dove tutto è uguale tranne la composizione chimica dell'acqua, che e' XYZ e non H2O. Prima della scoperta della chimica Oscar e Oscar gemello afferravano il senso di "acqua" nello stesso identico modo (liquido incolore e inodore, usato per bere e annaffiare, ecc.). Ma la parola "acqua" per Oscar si riferiva a H2O e per Oscar gemello a XYZ. Quindi il senso, se è ciò che si afferra con la mente, non determina il riferimento.

Questa critica al paradigma di Frege e' stata da molti riconosciuta valida, anche se non da tutti. Direi che questo e' un esempio di bella discussione, dove una teoria che sembra buona mostra dei punti deboli, e non e' facile "aggiustarla" per rispondere alle critiche.

Grazie della domanda!

CP

> Oggetto: [glg] Domanda di carattere generale ( Elisa Crescenzi)
> Perché utilizzare il senso per determinare il significato delle
> espressioni linguistiche (vedi il caso dei nomi propri)?Il senso è
> per Frege sia ciò che è afferrato da chi comprende l'espressione sia
> ciò che determina il riferimento dell'espressione...Ma non potremmo
> obiettare che il riferimento di alcune classi di espressioni
> linguistiche prescinde da ciò che chi parla crede di sapere circa gli
> oggetti di cui intende parlare?In questo caso l'uso del senso sarebbe
> privo di giustificazione teorica...!

> Grazie,
> Elisa Crescenzi
> Classe VC "Brocca"
> liceo scientifico statale " F.Severi"