1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - “Senso e riferimento” di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- 7° INTERVENTO DEL TUTOR (28/10) -

Simona Pascarella,  Arta Sulaj e Ernesto Rossi VC scrivono...


> Citiamo dal testo:
> "Lo scettico e l'idealista ha probabilmente in serbo l'obiezione: <<Tu
> parli senz'altro della Luna come se fosse un oggetto, ma come fai a
> sapere che il nome 'Luna' ha affatto un significato, come fai a sapere
> che una qualsivoglia cosa abbia affatto un significato?>> Io rispondo
> che non è nostra intenzione parlare della rappresentazione della Luna, e
> che neppure ci accontentiamo del senso quando diciamo che la Luna è più
> piccola della Terra, bensì presupponiamo un significato."
> La domanda è: Dobbiamo presupporre che il nome 'Luna' abbia un
> significato quando lo mettiamo in relazione con il nome 'Terra'?

Sì. In effetti questa e' probabilmente la risposta "semantica" che Frege avrebbe dato: affinché sia possibile attribuire un valore di verità all'enunciato "la luna gira intorno alla terra", occorre presupporre che la luna esista (e che esista la terra). Ne parleremo anche nella terza lezione.


> Citiamo ancora:
> "L'enunciato 'Odisseo approdò a Itaca immerso in un sonno profondo' ha
> evidentemente un senso, ma poiché è dubbio che il nome proprio 'Odisseo'
> abbia un significato, è anche dubbio che l'intero enunciato abbia un
> significato."
> Poniamo ora in relazione il nome 'Odisseo', che non ha significato, con
> un altro segno:
> 'Odisseo era più saggio di Telemaco'
> La relazione fra i segni 'Odisseo' e 'Telemaco' presuppone quindi che,
> come nel precedente caso del segno 'Luna' al nome 'Odisseo' corrisponda
> un significato?

Credo di aver già parlato a lungo di questo punto. Però con la nozione di presupposizione che avete introdotto,  si puo' specificare ulteriormente.
Per poter discutere la verità o la falsità di "Odisseo era più saggio di Telemaco" devo presupporre che Odisseo e Telemaco siano esistiti, e che quindi i nomi "Odisseo" e "Telemaco" si riferiscano a entità ben precise della nostra storia. Se questa presupposizione non vale, l'enunciato è sensato, ma a esso si può attribuire solo un valore poetico, e non un valore di verità (tranne la verità "interna" alla storia, cioé la corerenza con il racconto di Omero).


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Orlando  ricostruisce l'argomento di Frege a pag. 32 e commenta:

> Ciò che non comprendo appieno è il punto in cui F.
> ribadisce la diversità dei pensieri contenuti nei due
> enunciati sostenendo che "Chi non sapesse che la
> Stella del mattino è la Stella della Sera potrebbe
> ritenere VERO il primo enunciato e FALSO il secondo".
>
> Alla luce dei successivi sviluppi teorici del saggio
> (mi riferisco soprattutto all'identificazione del
> significato di un enunciato nel suo valore di verità),
> non riesco bene a capire per quale motivo Frege
> introduca proprio ora-di sfuggita-questi due termini
> "vero" e "falso", in un contesto così "soggettivo"
> come può essere quello di due percorsi di senso
> differenti (relativi alla stella del mattino e alla
> stella della sera).

Frege non dice ancora cosa è il significato, ma dice che - assumendo che gli enunciati abbiano significato - non possono esprimere lo stesso pensiero perché possono esprimere due diverse  CREDENZE di un soggetto. Infatti un soggetto puo' ignorare che la stella del mattino  = la stella della sera. Si inserisce un elemento soggettivo, cioe' il punto di vista dei parlanti, le loro credenze. Ma una credenza puo' essere vera o falsa, e una persona razionale non puo' credere in una contraddizione, quindi se crede ragionevolmente che A è vero e B è falso, allora le due credenze esprimono diversi pensieri.
Anche io sono stato un po' contorto, ma qui Frege assume un principio intuitivo abbastanza plausibile (non si puo' credere al tempo stesso la verità e il suo contrario; se uno crede dunque qualcosa come vero e qualcosa come falso, i suoi pensieri sono differenti).

> I due enunciati che hanno lo stesso significato
> vengono interpretati in modo non univoco (per esempio,
> l'esempio di F., da un soggetto che attribuisce due
> sensi diversi ad un unico oggetto denotato, la stella
> del mattino-stella della sera).
> Questo, paradossalmente, sembra suggerire l'idea che
> sia il senso (differente) a determinare parzialmente
> il valore di verità degli enunciati.

Nota che il senso determina NON il valore di verità di "la stella della sera e' un pianeta", ma il valore di verità della credenza, potremmo dire il valore di verità di "il signor tal dei tali crede che la stella della sera e' un pianeta e crede che la stella del mattino non e' un pianeta". La verita' non dipende dunque dal senso degli enunciati, ma dal senso dipendono le credenze dei soggetti. E credere qualcosa come vero non comporta che qualcosa sia vero.

Insomma Orlando ha toccato il punto chiave dell'esempio, su cui Frege discutera' nella terza parte del saggio. Quindi ci ritorneremo.