1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - “Senso e riferimento” di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- 8° INTERVENTO DEL TUTOR (1/11) -

Cari tutti,

direi che non si puo' discutere continuamente, ed è giusto ogni tanto prendere delle pause. Inoltre il testo di Frege a volte e' un po' noioso, almeno a prima vista. Comunque alla quarta lezione ci metteremo a parlare anche di problemi piu' generali. Per ora continuiamo a leggere questo vecchio nonno, che parla un linguaggio così arcaico.

Giudizio e pensiero: Frege le usa in modo piuttosto peculiare. Il pensiero è il "Gedanke", il "pensato" o, come suggerisce John McDowell, il "pensabile". Abbiamo un linguaggio che definisce quello che si può dire, quindi quello che si puo' pensare.

Helen - se ho capito bene - si chiede che differenza fa pensare una cosa tra se' e se' e affermarla ad alta voce. A volte pensare una cosa tra se' e se' non comporta ritenerla vera; magari sto solo "intrattenendo" il pensiero che questo spettacolo sia da 8. Ma potrei anche giudicarlo come vero, tra me e me. Per Frege il giudizio è l'atto mentale del giudicare qualcosa come vero; quindi non è necessario esprimerlo con la voce. Quando esprimo un giudizio a parole per voce o sulla carta, il mio atto mentale diventa un atto linguistico.

Helen ha ragione ad avere un dubbio; infatti non sempre pensare o esprimere un pensiero è giudicarlo vero. Se dico "se il treno è in orario, lo perdiamo di sicuro" non asserisco che il treno è in orario, ma che SE è in orario lo perdiamo. Questa idea era ben chiara anche a Kant che fa analoghi esempi nella sua Logica. Dobbiamo dunque distinguere tra "intrattenere un pensiero" e "giudicarlo vero". Nel nostro articolo Frege distingue tra

1. pensiero = il contenuto concettuale oggettivo che puo' venire afferrato da molti con il linguaggio
2. giudizio = l'azione mentale del riconoscere come vero un pensiero
(riconoscere un pensiero come falso è riconoscere la verità della sua negazione)
3. asserzione = la azione linguistica che esprime il giudizio.

Avete notato che per Frege asserire che 5 è un numero primo equivale ad asserire "5 è un numero primo è vero"? Con questo vuole dire che "è vero" non è un predicato, ma è il segno di quello che si sta facendo quando si asserisce: una azione linguistica.

E' giusto quindi dire come fa Anna (vedi la domanda piu' sotto) che pensiero e giudizio sono complementari per giungere al vero. Con il solo pensiero non arrivo ancora al vero. Devo riconoscere che il pensiero è vero, e esprimere questo giudizio con l'atto linguistico dell'asserzione.

Da questa analisi emerge l'idea del linguaggio come azione, come insieme di diversi tipi di azione: asserire è l'azione di giudicare un pensiero come vero; domandare è l'azione di chiedere se un pensiero è vero; e potremmo dire che comandare è l'azione di far sì che un pensiero diventi vero.

Wittgenstein e Austin svilupperanno in modo originale queste idee di Frege sul linguaggio come azione che in queste pagine si definisce in modo non del tutto esplicito. La distinzione tra contenuto di pensiero e azione di giudizio/asserzione è ritenuta da Frege uno dei sui contributi piu' importanti alla logica e alla filosofia. In questo modo egli separa l'asserzione dalla predicazione, cosa non chiara negli antichi. Se predico di Socrate che è calvo, non per questo necessariamente asserisco che Socrate sia calvo.

E infine notate: Frege parla di "asserzione" e non di "affermazione" e "negazione"; infatti l'asserizione  è l'azione fondamentale in logica: asserire qualcosa come vero. La negazione fa parte del contenuto, non del giudizio. Dire che Cristo non è mortale è come asserire che Cristo è immortale (gli esempi sono di Frege). Nella seconda proposizione si mostra chiaramente che la negazione appartiene al contenuto e non al giudizio. E questo fa sì che  la negazione faccia sempre parte del contenuto giudicabile anche nella scrittura logica: l'atto di asserire una affermazione o una negazione è sempre l'espressione del riconoscimento della verità. Questo era in parte chiaro anche a Aristotele (che distingue i tre termini), ma non così chiaro come in Frege.

> In riferimento alla differenza tra giudizio e pensiero, in particolaare
> affrontato alla conclusione di //34// e all'inizio di //35// volevo porre
> una domanda al tutor prof. Penco. Poniamo il caso che io sia una critica di
> teatro che va a vedere uno spettacolo con un'amica. All'uscita penso: QUESTO
> SPETTACOLO E' DA 8, intentendendo il voto che gli darei sul giornale.
> Parlando con la mia amica invece affermo: QUESTO SPETTACOLO E' MOLTO BELLO.
> Il mio dubbio è: come posso definire queste due proposizioni? una un
> giudizio, una un pensiero o entrambe giudizio o pensiero?
> Helen Loiacono
>
> ______________
> Ieri, leggendo le pagine 32, 34 e 35 del testo di Frege abbiamo analizzato
> il concetto di PENSIERO, inteso come il contenuto obbiettivo del pensare che
> può divenire possesso comune di molti, e di GIUDIZIO, inteso come il
> riconoscimento della verità del pensiero. Possono, dunque, pensiero e
> giudizio divenire complementari per giungere al vero??
> A mio parere si......

Grazie per l'attenzione attendo una risposta.
Buon week-end
Anna