1° GRUPPO DI LETTURA GUIDATA  - "Senso e riferimento" di G.Frege   - Tutor: prof.Carlo Penco

- SUGGERIMENTI  PER LA 3^ SESSIONE  DI LETTURA-
(PAGINE 36-38)

1. Frege logico e filosofo

Come ricorda Dummett, Frege non si è occupato di molti aspetti tradizionali della filosofia, come l'etica o la filosofia politica, la religione o la filosofia sociale. Si è però concentrato così profondamente su un singolo settore, la filosofia del pensiero, e in questo settore ha portato una enorme rivoluzione.

La grandezza di Frege sta soprattutto nella invenzione della logica matematica, e in particolare nel passaggio dalla forma logica soggetto/predicato alla forma funzione/argomento derivata dalla matematica.

Quelle che oggi sono notazioni standard in diversi linguaggi derivano per lo piu' dal "calcolo dei predicati" come è uscito dalle mente di Frege e come si insegna piu' o meno oggi all'Università e in qualche scuola superiore.

Ma Frege  ha fatto di più che inventare la nuova forma di logica. Ha riflettuto a lungo sui principi fondamentali della sua teoria. E l'articolo "Senso e significato" � un esempio di questa riflessione filosofica.

2. Suggerimenti di lettura pp. 36-38 (terza settimana)

Nelle pagine 36-38 Frege affronta un argomento cui ha già accennato implicitamente: il discorso indiretto e i resoconti sulle credenze altrui. Perché lo affronta a questo punto del saggio?

La risposta è semplice: il discorso indiretto sembra una violazione palese dei principi della sua teoria logica, il principio di composizionalità e il principio di sostitutività. Il discorso indiretto costituisce così un controesempio alla sua teoria.

Occorre dunque per ragionare su queste poche pagine:

(i) avere ben chiari i principi di composizionalità e sostitutività
(ii) capire cosa Frege intende per "discorso indiretto"
(iii) avere chiare quali sono le possibili reazioni quando si scopre un controesempio a una teoria.

Mi fermo su questi tre punti:

(i)   principio di composizionalità:
il riferimento del tutto dipende dal riferimento delle parti.
Questo non vuol dire che il riferimento del tutto è composto dal riferimento delle parti (in questo caso un termine come "la capitale d'Italia" sarebbe composto anche dall'Italia; ma nessuno dubita che, pur essendoci un rapporto unico tra Roma e l'Italia, l'italia stessa non è una parte di Roma). Questo spiega il cenno di fastidio di Frege alla fine di pag. 36 sulla terminologia parte/tutto nel discutere della Verità.
        principio di sostitutività:
sostituendo in un enunciato una sua componente con un'altra con lo stesso riferimento, il riferimento (=valore di verità) non cambia.
Questi principi possono valere per enunciati semplici (Socrate è un uomo), ma anche per enunciati composti, cioè enunciati composti con le costanti logiche (Se Socrate è un uomo, allora è mortale) e altri tipi di composizione, come quella data da enunciati subordinati.

(ii) per discorso indiretto Frege intende tutti quei tipi di composizione di enunciati che sono del tipo "x dice che p", "x crede che p", "x sa che p", ecc: (dove la "x" sta per un nome qualsiasi e "p" per una proposizione qualsiasi). Russell chiamerà questi tipi di composizione enunciativa "atteggiamenti proposizionali" perchè esprimono il nostro atteggiamento (dire, credere, pensare) verso una proposizione.

(iii) Frege dice in poche righe che discorso diretto (cioè discorso di citazione tra virgolette) e discorso indiretto (vedi sopra) non seguono la composizionalità. Il discorso indiretto è dunque un controesempio alla sua teoria. Quali reazioni si possono avere di fronte a un controesempio? (a) abbandonare la teoria e cercarne una nuova (b) mantenere la teoria ma "aggiustarla" facendo qualche specificazione ulteriore. Frege segue la seconda strada.


3. Domande per la lettura delle pagine 36-38

1. (pag. 36) nel paragrafo che inizia con "Dobbiamo ora esaminare..." Frege fa una precisazione sul principio di composizionalità. In cosa consite tale precisazione?

2. (pag. 36) Perché nel discorso diretto (citazionale) il riferimento non è un valore di verità?

3. (pag. 36-37) Come argomenta Frege la sua tesi per cui il riferimento dell'enunciato subordinato (retto dal "che") non è un valore di verità?


4. (pag. 37) Come tratta Frege le credenze? (questa è una domanda fondamentale, che riguarda una delle attività mentali che svolgiamo tutti i giorni: credere e pensare che....)

5. (pag. 37-38) Che considerazioni fa Frege a proposito di ordini e domande? Vi sembra ragionevole il suo modo di trattare ordini e domande in questo modo?

Fermiamoci ora al paragrafo che inizia con "Vediamo ora ad altri enunciati subordinati..." e non proseguiamo oltre. E' un bell'esercizio ragionare con la propria testa su alcune idee e metterle in discussione, prima di correre alla fine del saggio, per scoprire chi è l'assassino. In un saggio filosofico l'assassino è sempre nascosto tra le righe e raramente viene rivelato alla fine. E dove non ci si capisce bene, si nascondono gli errori (nell'erba alta si nascondono i serpenti). Quindi usiamo Frege per ragionare, non per ripetere quello che ha detto, ma per vedere se quello che ha detto ha ancora senso per noi, e se ci sembra giusto o sbagliato.

Vi ricordate che qualcuno di voi ha avanzato già delle critiche al rapporto tra senso e riferimento? E vi ricordate che ho detto che queste sono critiche interessanti, che alcuni filosofi hanno sviluppato nella seconda metà del '900? (forse non ho detto "seconda metà del '900", ma sono rimasto ammirato delle critiche)

Credo quindi che dovrò dare un premio alle migliori domande e critiche. Che premio? Ahimé non sono una lotteria e non ho sacchi di milioni. Accontentatevi di un libro (cosa sempre più rara oggi), magari di Frege. E' un premio simbolico, ma è meglio che niente.