Corso di Laurea in Filosofia
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Discipline insegnate


Di seguito vengono fornite informazioni sulla maggior parte delle materie di insegnamento del Corso di Laurea triennale in filosofia.
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Altri dati sulla didattica:




L'ordine con cui le discipline insegnate nel Dipartimento di Filosofiasono presentate e' quello alfabetico. Si riportano dei profilipiuttosto sintetici. Ovviamente essi sono stati approntati dai docentisecondo l'interpretazione che essi danno dello "statuto epistemologico"della disciplina che insegnano.

Antropologia Filosofica


Benchè l'espressione antropologia filosofica sia piuttostorecente, il problema dell'uomo, della sua natura, della suaunità e del senso della sua esistenza, è stato fin dalleorigini al centro della riflessione filosofica. L'espressioneantropologia filosofica in senso stretto risale alla filosofia delNovecento, a Scheler, a Plessner e a Gehlen, i quali scorgono nellacapacità di decentrarsi rispetto al proprio ambiente e nellapeculiare intenzionalità la caratteristica dell'uomo rispettoagli altri animali. La contemporanea antropologia filosofica -disciplina ancora poco coltivata in Italia - si puª legittimamenteconsiderare erede di queste ed altre tradizioni di pensiero. Unariflessione filosofica sull'uomo che non voglia a priori ridurre il suooggetto, precludendosi cosè la possibilità di poterlo poiritrovare in maniera adeguata, deve sulla scia delle domande kantiane("Che cosa posso conoscere? Che cosa debbo fare? Cosa posso sperare?Che cosa è l'uomo") riflettere sinteticamente sulle fondamentaliesperienze umane (metafisica, etica, religiosa ecc.) e sulle condizioniche le rendono possibili (l'"apertura all'essere" e il peculiarelinguaggio umano innanzi tutto). Nel fare ciª essa deve tenerconto, oltre che delle acquisizioni delle scienze naturali ed umaneanche della riflessione ontologica. Occorre sottolineare che, adifferenza delle scienze umane, la prospettiva filosofica consideral'uomo come un tutto e nell'orizzonte del tutto.A ben vedere la riflessione sull'uomo è al centro di qualsiasiriflessione filosofica. Ed è questo a fare spesso problema. Nona caso l'antropologia filosofica deve continuamente lottare contro duerischi: da un lato quello di pensare l'uomo come qualcosa, una cosa frale altre (e non come qualcuno) e, dall'altro, quello di pensarlo comeil tutto, ovvero come ciª che determina esaustivamente oaddirittura crea il tutto. La particolare attualità delladisciplina è data dal fatto che gli sviluppi delle scienze el'impatto del pluralismo culturale tendono a mettere in discussionequalsiasi immagine unitaria dell'uomo. L'antropologia filosofica nonpuª non accettare tale sfida.A motivo del suo tema l'antropologia filosofica puª rientrare inqualsiasi piano di studi. Essa s'inquadra particolarmente beneall'interno degli indirizzi psico-pedagogico e psicologico (si rendenecessaria oggi una visione complessiva dell'uomo, capace dicontestualizzare, di valorizzare e anche di problematizzare i datidelle scienze umane) e di quello etico-religioso (in quanto si ammettache la domanda radicale di senso costituisce momento sintetico dellospirito). Non è casuale che il tema della persona e della suadignità sia stato elaborato originariamente in Occidenteall'interno di un contesto teologico. (Angelo Campodonico)

Ermeneutica filosofica



Il termine ermeneutica (dal greco hermeneutike techne) designal'arte o la tecnica dell'interpretazione e si collega etimologicamenteal dio Hermes, il messaggero degli dei. Per i Greci la hermeneutiketechne era l'arte della comunicazione, della traduzione edell'interpretazione di un discorso (ad esempio il responso di unoracolo, l'ingiunzione di un dio) caratterizzato dalla presenza di uncontenuto di verità che richiedeva di essere ascoltato econdiviso. Sempre presso i Greci compare il termine hermeneia perindicare una "enunciazione di pensieri" dotati di carattere veritativo,collegando cosè la tecnica interpretativa all'analisi dellediverse forme del discorso, con particolare attenzione al "discorsoenunciativo", che ha a che fare con la verità. In questo sensopiè ampio l'ermeneutica tratta: a) dell'espressione linguisticain generale, vale a dire dei diversi tipi di manifestazione delleintenzioni dell'anima che avvengono attraverso la voce o la scrittura eche sono dotati di significato e di intenzionalità comunicativa;b) della chiarificazione e della spiegazione di un senso o di un segnooscuro o ambiguo (ad esempio una iscrizione, una legge, un testoreligioso o poetico); c) della traduzione di un'espressione da unalingua straniera o incomprensibile.Tenendo presenti questi tre caratteri principali, l'ermeneutica siè sviluppata prevalentemente in età tardo-antica, inetà patristica e lungo tutto il medioevo come ars interpretandi,vale a dire come disciplina ausiliaria di tipo filologico, soprattuttoin stretto contatto con le Sacre Scritture (ermeneutica teologica).Anche per l'ermeneutica dell'età moderna centrale è laretta interpretazione di testi che hanno un valore normativo e canonico(come ad esempio la Bibbia in campo protestante e i classici nellacultura umanistica), insieme all'elaborazione di metodologie e ditecniche adeguate a cogliere il vero senso celato o deformato di untesto. A partire dall'Ottocento si assiste ad un vero e proprioprocesso di universalizzazione dell'ermeneutica, in quanto accanto allaricerca di metodologie e di tecniche interpretative si sviluppa semprepiè una riflessione teorica sulla natura e sulle condizioni dipossibilità della comprensione in generale. Questo processo haassunto un ulteriore momento di radicalizzazione nel Novecento ad operadi M. Heidegger e H.G. Gadamer, per i quali il comprendere non èuna attività ristretta all'ambito specifico della lettura ditesti, ma una struttura costitutiva dell'essere umano, inteso comeanimale linguistico e simbolico capace di autocomprendersi. Nascecosè quel tipo di ermeneutica che si definisce filosofica,intendendo in questo modo distinguersi da ogni tecnica o metodologiadell'interpretazione. Essa è una riflessione volta a chiarire lastruttura della comprensione in quanto tale e va intesa non come unasemplice operazione conoscitiva messa in atto là dove si trattadi spiegare il senso di un testo o di un'espressione linguistica, macome elaborazione di quella domanda di senso che connota in generalel'esistenza umana nel suo essere nel mondo e nella storia.Concepita in questo modo piè ampio (vale a dire come ermeneuticafilosofica o come ontologia ermeneutica), l'ermeneutica ha assunto neldibattito filosofico contemporaneo un ruolo sempre piè rilevantee centrale, che ha portato al riconoscimento di un suo spazio autonomonell'edificio delle discipline filosofiche di indirizzo teoretico.Questo spazio si puª delimitare affermando che l'ermeneuticafilosofica si occupa in primo luogo dell'interpretazione dei testidella tradizione filosofica occidentale e sviluppa parallelamente unariflessione teorica sulla specificità del testo filosofico; insecondo luogo concentra la propria riflessione sulla situazione storicadell'interprete e del testo interpretato, occupandosi dellatrasformazione dei principali concetti o paradigmi del pensierofilosofico. Tenendo presente queste linee di ricerca, l'ermeneuticafilosofica ha evidenti punti di intersezione oltre che con la storiadella filosofia e con la storia delle idee, con la filosofia dellinguaggio e con la teoresi filosofica che si pone il problema delsenso dell'essere e dell'esistere nella sua radicalità ultima.(Francesco Camera)

Estetica



L'estetica si radica nel terreno della filosofia, dalla quale traeprincipi ispiratori, concetti fondamentali e metodo d'indagine.Tuttavia essa ha, per sua essenza, una vocazione interdisciplinare: nonè assolutamente pensabile che lo studioso non abbiafamiliarità con l'arte o possa prescindere dai risultaticonseguiti dalla riflessione specialistica, tanto critica quantostorica, sulle arti, siano esse quelle tradizionali o quelle cosiddette"multimediali". Per affrontare adeguatamente lo studio dell'estetica,occorre pertanto acquisire non solo un'indispensabile preparazionefilosofica, ma anche una certa competenza in almeno uno dei grandidomini della prassi artistica. Nella loro attuale configurazione icorsi si propongono di fornire agli studenti le informazioni necessariead indagare in modo consapevole le domande che costituiscono ilpatrimonio storico dell'estetica filosoficamente orientata: che cosasono il bello e l'arte? quali criteri normativi deve soddisfarel'oggetto per aspirare alla qualifica d'opera d'arte? come sicostituisce e si giustifica il giudizio di gusto? quali sono glispecifici ed irripetibili caratteri della creazione artistica? qualeposto occupano e quale ruolo svolgono le categorie estetichetradizionali nell'ambito della riflessione filosofica in generale edella critica delle singole arti? Considerata la peculiare naturainterdisciplinare dell'estetica, tale obiettivo non puòessereperseguito altrimenti che tramite il confronto con la concreta poiesisartistica e con la critica d'arte, tenendo altresÀ conto dellospecifico ruolo spettante al fruitore nella determinazione dellostatuto ontologico e del significato dell'oggetto artistico. Siè cercato di strutturare i corsi, che si configurano al tempostesso come istituzionali e monografici, in modo tale da soddisfareanche le esigenze e gli interessi specifici di quegli studenti che,provenendo da altre tradizioni di ricerca, non hanno familiaritàcon il patrimonio culturale della filosofia e con i procedimenti propridel suo argomentare. Poichè tuttavia i classici della filosofiadell'arte e, più in generale, del "bello", rimangono termine diriferimento ineludibile, all'approfondimento di alcune delle loro opereè annualmente dedicata specifica attenzione. A sorreggerel'attuale impostazione dell'insegnamento è la convinzione cheessa contribuisca a un opportuno ampliamento dell'orizzonte scientificodi tutti i partecipanti. (Oscar Meo)

Filosofia del linguaggio



La riflessione sul linguaggio nasce con la filosofia. In particolareAristotele ha dedicato ampia parte del suo lavoro all'analisi dellinguaggio comune, da cui sono originate le sue riflessioni sull'eticae sulla logica. A partire da Aristotele (e dalla scuolamegarico-stoica) la riflessione sul linguaggio si è sviluppataspesso in stretta relazione alla riflessione sulla logica. Intorno al'600 con lo sviluppo di nuovi metodi scientifici e nuovi formalismimatematici, la logica attraversa una fase incerta, tra intuizionigeniali e riproposizioni di vecchi schemi; a cavallo tra '800 e '900 leidee di Boole e Frege che, in modo del tutto originale, riprendono esviluppano le idee di Leibniz, danno un grande impulso agli sviluppidella logica collegandola strettamente con la matematica. A partire daquesta svolta nella logica si è sviluppata una ripresa dellavoro filosofico sul linguaggio. Si abbandonano le vecchie domande deltipo "Il linguaggio significa per natura o per convenzione?" o"Qual'è l'origine del linguaggio?" per porre nuove domande deltipo: "Che cosa intendiamo per 'significato'?", "Fino a che punto lastruttura del pensiero è rispecchiata dalla struttura dellinguaggio?". La convinzione di fondo è che l'analisi dellinguaggio è una via maestra per l'analisi del pensiero. E inquesto la filosofia del linguaggio ritiene di riprendere la stradadella filosofia classica. La filosofia del linguaggio, intesa comeriflessione nata agli inizi del '900 sulla scia della rivoluzione dellalogica contemporanea, ha evidenti punti di intersezione, oltre che conlogica, linguistica e semiotica, con la filosofia della scienza e congran parte della filosofia contemporanea. (Carlo Penco)

Filosofia della religione



Benchè la caratterizzazione della "filosofia della religione"(ora "filosofia delle religioni", come da decreto ministeriale per inuovi gruppi disciplinari) come disciplina autonoma sia piuttostorecente, una riflessione filosoficamente argomentata sulla religioneè presente fin dagli inizi della storia della filosofia. Incerto senso la filosofia nasce e si sviluppa in rapporto dialettico conla religione. Questo rapporto puòassumere e di fatto ha assuntodiversi connotati a seconda che lo s'intenda come critica, inveramento,subordinazione o come riflessione rispettosa della autonoma natura delreligioso.Al di là delle diverse interpretazioni - talora fortementedivergenti - che si danno della disciplina, si puòaffermare cheper filosofia della religione oggi s'intende una riflessione filosofica(quindi non meramente indagine storica o fenomenologica, che se mai necostituisce il necessario presupposto) sul senso della domandareligiosa e delle forme in cui essa storicamente ha trovato unarisposta. Per adempiere al suo compito la filosofia della religione siserve delle metodologie dell'analisi linguistica e dell'ermeneutica chesono patrimonio della riflessione filosofica contemporanea. Lafilosofia della religione, in quanto ha a che fare con il problema delcompimento integrale della persona, s'inquadra nell'ambito dellediscipline filosofico-morali. Tuttavia, come ha notato Weischedel, perla peculiare natura dell'"oggetto" della religione, essa nonpuònon essere aperta alla problematica che è propriatradizionalmente della teologia filosofica.(Angelo Campodonico)

Filosofia delle scienza



La riflessione filosofica sulla scienza costituisce una parteintegrante di ogni filosofia, quando venga intesa nel senso di unacomprensione concettuale del proprio tempo. In particolare, dunque, unafilosofia contemporanea non puòesimersi dall'impegno dicomprendere e giudicare l'impresa scientifica, nel senso di indagarnele strutture conoscitive, le peculiarità metodologiche, lasituazione rispetto al più ampio contesto del sapere umano edella vita dell'uomo. Per queste ragioni, la filosofia della scienza,pur presentandosi sotto molti punti di vista come un'indagine di tipognoseologico (al punto da poter essere considerata da molti addiritturacome la forma contemporanea della teoria della conoscenza), si agganciaa dimensioni molto più vaste. Non solo, infatti, essa siincontra con la filosofia del linguaggio per quanto riguarda ladiscussione sulle peculiarità sintattiche e semantiche deilinguaggi scientifici, o con l'ontologia per quanto riguarda questionicome quella del "realismo scientifico", ma entra in diretto contattocon la problematica etica nel momento in cui il "far scienza" vienericonosciuto come una delle più tipiche attività umane,ricca di implicazioni sul piano sociale non meno che di inquietudinisul piano etico. Ciòè particolarmente evidente nel casodella scienza applicata e della tecnologia che ne discende, ma nonesclusivamente di essa. E' in tale ampiezza di prospettive che vieneinteso l'insegnamento di Filosofia della Scienza A, il quale prevedeogni anno, accanto alla presentazione di una parte istituzionale, unaparte monografica dedicata all'approfondimento di qualcuno dei temipiù specifici sopra indicati. (Evandro Agazzi)

Filosofia della storia



Se il compito di presentare in rapida sintesi la ricchezza e lavitalità di una disciplina filosofica è sempre difficile,ancor più lo diviene riferito alla Filosofia della storia, unadisciplina che si è formata nel corso di una tradizionepiù che millenaria e che è stata sottoposta, tra la finedell'Ottocento e la prima metà del Novecento, ad una criticadissolvitrice.Mi limiteròpertanto ad accennare a quello che ritengo il nucleovitale di questa disciplina, pur sapendo di non poter rendere esplicitenè tantomeno giustificare le mie affermazioni.Karl Lwith ha avuto il merito di riassumere un'intera stagionecritica affermando, com'è noto, che la moderna filosofia dellastoria trae origine dalla fede biblica in un compimento futuro efinisce con la secolarizzazione del suo modello escatologico. Oraè evidente che se ciòfosse vero per l'intera filosofiadella storia, se questa disciplina, da un punto di vista speculativo enon meramente storico, fosse per intero riconducibileall'interpretazione teologica della storia come storia della salvezza,e non potesse che tradursi in una "interpretazione sistematica dellastoria universale alla luce di un principio per cui gli eventi storicie le loro conseguenze vengono posti in connessione e riferiti a unsignificato ultimo" (Lwith), il discorso su di essa primad'iniziare potrebbe ritenersi concluso. Un sapere che trae originedalla fede, che dipende e si muove nella dimensione dell'attesa e dellasperanza, cioè di un futuro escatologico, non puòessereinfatti un vero sapere.Senonchè il movimento critico che a partire dalla secondametà dell'Ottocento si è rivolto contro la filosofiadella storia, ne ha denunciato i reiterati, sempre fallimentaritentativi di approdare ad una interpretazione sistematica della storiauniversale sulla base di un principio unitario, invece di dimostrarnel'impossibilità si è tradotto nella premessa necessariaper una ripresa del suo concetto. Per quanto sia paradossale, sipuòdire infatti che i contributi più rilevanti per unripresa della filosofia della storia sono venuti proprio da coloro chepiù le sono stati ostili, sono dovuti cioè a queipensatori - e ricordo fra gli altri in particolare: Dilthey e York,Meinecke e Croce, Heidegger e Gadamer - che, nel criticare ipresupposti teologici e metafisici ed anche scientistici dellafilosofia della storia, hanno approfondito determinazioni e sviluppatopensieri che oggi consentono di rinnovarne il concetto e dirivitalizzare con esso un prezioso patrimonio di pensiero.Per indicare in quale direzione cercare e dove scorgere questoconcetto, osservo che la filosofia della storia ha manifestato il suopensiero più vitale, capace di dischiudere da sè unagrande ricchezza di prospettive, ogni qual volta si è data comeproblema più profondo e comprensivo, come problema fondamentale,la storicità dell'uomo. E' stato infatti nel colloquio costantecon la propria tradizione, nel sottoporre a vaglio critico le propriefigure inautentiche, che la filosofia della storia si èdimostrata capace di spostare il centro tradizionale del suo discorso,e di mutare, con una significativa conversione dello sguardo, ilproprio oggetto, il proprio metodo, la propria finalità,trasformando la riflessione sul significato della storia universale inuna analisi ontologica ed esistenziale della storicitàdell'uomo. Ciòsignifica, in altri termini e per parlare delcompito futuro, che la filosofia della storia deve riprendersi in unafilosofia della storicità, deve configurare diversamente ilproprio oggetto e pensare il significato e il fine della Weltgeschichte(storia universale) sul fondamento della Geschichtlichkeit des Daseins(storicità dell' esserci).In base a questa trasformazione, mentre tutti i problemi tradizionaliritornano con un diverso significato, la filosofia della storia divieneuna considerazione filosofica dello storicizzarsi specifico dell'uomoo, per meglio dire, dell'insieme delle condizioni esistenziali cherendono possibile, in uno con lo storicizzarsi specifico dell'uomo,l'accadere degli eventi. Nell'impossibilità di enucleare e diconnettere tra loro i caratteri ontologici che rientrano nellastoricità dell'uomo, mi limito a dire che di questa struttura,la quale si radica e scaturisce dalla temporalità e dallaspazialità dell'uomo, fanno parte non soltanto il circoloontologico-ermeneutico (apertura e interpretazione) ma altresÀil nucleo biologico psico-fisico dell'uomo (corporeità,inconscio, ecc.), le attività dello spirito (economica,giuridica, politica, morale, artistica, ecc.), le determinazioni delpensiero (sostanza, causa, effetto, fine, senso, ecc.). Poichèl'uomo è storico nel fondamento del suo essere, mentre l'eventoè storico sempre e solo in relazione alla storicitàdell'uomo, la necessità di differenziare tra loro le diverseforme della storicità, introduce al compito di pensare l'uomodietro gli eventi, come fondamento finito degli eventi stessi. Ladifficoltà di adempiere tale compito, che a torto si potrebberitenere inutile o dannoso, è accresciuta dal fatto che, nonsolo esso urta in linea di principio con i pregiudizi quanto maidiffusi che gli eventi si connettano immediatamente tra loro e cheanche gli uomini siano solo eventi tra gli eventi, ma contrastaaltresÀ con la consuetudine invalsa di trasporre al mondostorico, senza ulteriore riflessione, principi, metodi, criteriermeneutici basati su categorie che sono proprie delle scienze naturalio che hanno derivazione e impronta teologica e metafisica.Con questa riflessione sulle diverse forme della storicità, ilpensiero, mentre si interroga in relazione all'uomo sull'enigma del suomovimento nel tempo, diviene capace di restituire la storia all'ambitodel possibile, senza misconoscere, anzi distinguendo in esso le forme ei modi concreti in cui puòtradursi in atto, la forzadell'effettualità, la devastante potenza del male. Questarestituzione della storia all'ambito del possibile, in quanto libera laconsiderazione della storia da ogni configurazione mitica dellaprovvidenza e del progresso e altresÀ da ogni fede dogmaticanell'assolutezza del valore della storia, - una fede quest' ultima cheha accomunato sovente i filosofi della storia (Hegel) con i lorocritici più radicali (Troeltsch, Dilthey, Croce) - trasforma lastoria da semplice "connessione di effetti" (Dilthey) in unaconnessione vivente fra l' essere dell'uomo e gli eventi storici che,una volta compresa, invece di estraniare l'uomo gli consente diappropriarsi di sè.(Giulio Severino)

Filosofia morale



I primordi della filosofia morale si collocano nella Grecia del V sec.a.C., sono legati alle grandi figure della sofistica e soprattuttoall'insegnamento di Socrate, ritenuto comunemente il fondatoredell'indagine morale. Al centro della ricerca inaugurata da Socrate eda Platone sono i problemi della giustizia e del bene, e al fondo staun interrogare radicale, che concerne il fine al quale sono ultimamenteconformate tutte le cose: l'uomo, la città, il mondo comenatura. Sebbene l'etica, a partire dalla scuola aristotelica, sia stataprospettata come una scienza particolare (una scienza "pratica",distinta dalle scienze "teoretiche") e come una specifica disciplinafilosofica (accanto per es. alla logica o alla fisica), essa,concernendo la forma della condotta, i valori che l'orientano e il finedell'esistenza umana, sembra dover necessariamente interessare ogniuomo. Di qui deriva l'universalità, la particolaredignità e l'esigenza imprescindibile di questo insegnamento, cuidevono infine riferirsi anche tutte le scienze, le quali, percorsal'intera circonferenza del loro sapere, riportano dopo lungo giro apresupposti extra-scientifici e a problemi d'ordine morale.Ciònon toglie che le diverse scuole filosofiche,dall'antichità a oggi, non siano mai state pienamente concordinè sui principi della morale (se siano empirici, razionali oanche sovrarazionali), nè sul suo fine, indicato ora nelpiacere, ora nella felicità, ora nella virtù, oranell'utile e sempre, veramente, nel bene, solo diversamenteinterpretato e visto da alcuni come attingibile, da altri comeinattingibile nel corso della vita. Fa parte delle tendenze affermatesitra Otto e Novecento anche l'idea di una fine della morale, connessaparte all'impossibilità di offrire una piena giustificazionerazionale sia dell'atto morale, sia dei valori, parte ai tentativi diuna demistificazione della morale che ne mostrino il carattereillusorio. Tutto ciònon vuol dire, tuttavia, che risultinopregiudicate quelle elementari esperienze che sono la scaturigine veradella vita morale nel singolo: esperienza della contingenza, dellafatticità, della libertà, della chiamata, della colpa e,soprattutto, esperienza del male nelle sue molteplici forme. A partireda ques'ultimo problema s'illumina anche e specialmente la relazionetra etica e religione, che accompagna la storia della filosofia moralenelle sue più alte espressioni. (Domenico Venturelli)

Filosofia teoretica



La "Filosofia teoretica" vive della fiducia che, nonostante tutte lericorrenti proclamazioni della sua morte, la filosofia rappresenti uncompito ineludibilmente legato alla stessa natura dell'uomo. In questosenso, per quanto l'assolvimento di un simile compito non possa maiprescindere da una conoscenza rigorosamente filologica della tradizionefilosofica, la "filosofia teoretica" non puònè deverisolversi nella Storia della filosofia. Ad essa spetta in primo luogoil dovere di tenere vivo il problema della stessa definizione dellafilosofia e della formalità peculiare del conoscere e pensare"filosofico", elaborando criteri che permettano di discernere temi eproblemi di sicuro profilo filosofico. Nel fare questo essadovrà riappropriarsi della propria tradizione mediante unpensoso colloquio critico con i suoi classici.Senza smarrire la coscienza della nascita della teoresidall'indissolubile unità delle forme in cui si articola la vitaspirituale dell'uomo, la filosofia teoretica si deve preoccupare inparticolare di difendere il carattere di autonomia, diirriducibilità formale del conoscere filosofico ad altro(religione, politica, etica, arte, ecc.) .Altri caratteri di un tale conoscere, che la filosofia teoretica sideve preoccupare di difendere, sono la sua esistenzialità e lasua cosmicità : è in effetti nel singolo e nella suacoscienza che si fa presente, nella sua radicalità ultima, ilproblema del senso dell'esistenza, che è problema che, perquanto affiorante nell'individualità del singolo, mai si imponecon i caratteri del solipsimo e dell'egotismo, ma sempre con quellidella socialità e della cosmicità in quantoresponsabilità etica. (Giovanni Moretto)

Logica



La logica si propone di fissare i metodi e i princÀpi usati neldistinguere i ragionamenti corretti da quelli che non lo sono. Essaè, pertanto, una scienza autonoma che non dipende dallafilosofia, dalla psicologia o dalla matematica, pur intrattenendofecondi rapporti con ciascuna di queste discipline. Lo studio dellalogica mette in grado chiunque di entrare in possesso di tecnichesicure e di metodi facilmente applicabili per dimostrare la correttezzadei ragionamenti. Ciòconsente di affermare che la logicaè utile non soltanto ai filosofi e agli scienziati, ma anchealle persone che intendono dotarsi di strumenti atti a verificare lacorrettezza delle argomentazioni che vengono condotte nella vitaquotidiana.Per conseguire tale risultato, essa parte dal linguaggio naturale alfine di "depurarlo" dalle ambiguità e dalle imprecisioni, e suqueste basi costruisce linguaggi artificiali perspicui che permettonouna piena esplicitazione di ampi settori dell'attivitàdeduttiva. Oltre ad essere una scienza autonoma, tuttavia, la logicaè anche "strumento" (nel senso di organon). Limitandociall'ambito più specificamente filosofico, essa fornisce alfilosofo della scienza, allo studioso di metafisica, al filosofo dellamorale, della politica o della religione i mezzi per valutare lacorrettezza formale delle argomentazioni.Con ciònon si intende negare che anche la logica - come delresto tutti i prodotti dell'attività umana - ha dei limiti. Nonesistono, ad esempio, tecniche meccaniche che possano farci riconoscerein modo sicuro la presenza di un argomento. D'altro canto, quando sisviluppa un linguaggio formale in grado di tradurre in modo adeguatogli argomenti del linguaggio naturale, ci si trova subitonell'impossibilità di trovare un algoritmo per lavalidit&agrave. Anche simili risultati, tuttavia, non presentanosoltanto dei risvolti negativi, in quanto essi ci consentono dicomprendere con maggiore cognizione di causa l'enormecomplessità del linguaggio naturale. (Michele Marsonet)

Logica matematica

[non attivato 1997-1998]

La logica è una disciplina suddivisa in molteplici settori,alcuni dei quali affondano le loro radici nel pensiero antico, mentrealtri si sono sviluppati in epoche recenti in concomitanza con lesvolte dell'attività matematica e le ricerche in ambitoinformatico. Il nocciolo comune delle ricerche logiche ècostituito dall'indagine dell'attività deduttiva edall'individuazione dei canoni del corretto dedurre nei piùdiversi ambiti teorici. La logica è una disciplina formale, nelsenso che sono rilevanti le "forme" del ragionamento corretto le qualiprescindono in larga misura dai contenuti specifici delle proposizionimediante le quali si articolano le deduzioni che consentono di ricavarele conseguenze logiche di un insieme di premesse. L'attributo"matematica" intende sottolineare il fatto che l'analisi delle forme diragionamento viene condotta con il metodo tipico della matematica, valea dire enucleando alcune forme, particolarmente semplici, assunte comefondamentali (assiomi) e cercando di derivarne altre (auspicabilmentetutte le altre) come teoremi. Pur non essendovi una reale demarcazionetra la logica e la logica matematica, nel corso di logica siprivilegiano gli aspetti fondazionali e i presupposti storici efilosofici delle ricerche condotte nella disciplina, mentre nel corsodi logica matematica (che conviene inserire nel piano di studiposteriormente a quello di logica) si dà maggior risalto allacostruzione dei calcoli logici, alla dimostrazione delle loroproprietà e alle loro applicazioni alle teorie matematiche einformatiche. Lo studio della logica (e della logica matematica)è importante, oltre che per i suoi intrinseci contenuti, qualepresupposto per la filosofia del linguaggio e per la filosofia dellascienza, e per l'analisi dell'uso corretto del linguaggio edell'attività argomentativa (e quindi è particolarmenteindicato per i futuri insegnanti). (Dario Palladino)

Pedagogia generale



Che cos'è la pedagogia? La domanda che oggi s'impone, non solo enon tanto allo studente che non abbia mai studiato questa disciplina,ma allo studioso d'oggi per l'attualità del problema ed ilcrescente interesse di cui gode tale "scienza", investe direttamente unaspetto epistemologico, per la definizione concettuale di questa e perla sua rinnovata "scientificità".Non di meno, v'è un altro aspetto che concerne l'interrogativoiniziale, ed è, nel panorama sociale culturale del nostro tempo,la tendenza agli studi orizzontali, alla coltivazione delle "scienzeumane" che, è stato detto, possono diventare stregonerie. Delpari, anche per queste s'impongono criteri di rigorosascientificit&agrave.Ma v'è da aggiungere che la pedagogia intrattiene forti rapportiinterdisciplinari con le scienze umane forse - secondo una certaconcezione - assumendo, in più di esse, una funzione sintetica ecomposita di convergenza in essa dei saperi specie nella dimensioneeuristica, in prospettiva ermeneutica e prescrittiva. Per ciòlapedagogia fu oggetto di pregiudizi, ad esempio, del positivismo, chenon la ritennero scientifica. Oggi gli studi epistemologici consentononuove aperture.E', poi, rilevante che la pedagogia, con le sue ricadute nelladidattica, che essa presuppone, possa fornire abilità estrumenti per l'insegnamento e per lo studio, per la professione futuradi molti studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia e per iloro stessi studi universitari; si pensi, se non altro, a temi comemotivazione allo studio, metodologia e fini, apprendimento e formazionedella personalità, in una "chiave di lettura" che diverge daquella meramente psicologica. (Giovanni Cattanei)

Propedeutica filosofica



Il corso di Propedeutica filosofica offre agli studenti, nella suaparte istituzonale, un'introduzione di carattere teoretico aiprincipali temi dell'attuale ricerca in filosofia, tra i quali: naturadella metafisica; rapporti tra metafisica, epistemologia e scienza; ilproblema della verità il problema degli universali; idealsmo ematerialismo; realismo filosofico e realismo scientifico; il problemadell'induzione; ontologia e teoria della conoscenza; lacausalità il senso comune. nella parte monografica uno di questitemi viene particolarmente approfondito mediante una lettura analiticadi testi classici e contemporanei. Un esempio paradigmatico dipropedeutica è fornito dal celebre volume di Bertrand Russell "Iproblemi della filosofia", nel quale il pensatore britannico affrontain modo chiaro e sistematico i problemi dianzi menzionati. Per lecaratteristiche dic ui s'è parlato il corso di Propedeutica, chefa parte del raggruppamento scientifico-disciplinare di Filosofiateoretica, non privilegia alcuna tradizione filosofica particolare, eintende concentrare l'attenzione sugli elementi che unificano le variescuole di pensiero.(Michele Marsonet)

Storia del pensiero scientifico



La storia del pensiero scientifico si trova, per sua stessa natura, adover operare su un'ampio spettro di frequenze culturali, sia a livellodiacronico che sincronico. Il suo universo d'indagine puòesserecomprensivo non solo dello sviluppo storico delle varie "scienze", maanche dell'impianto sia teoretico che metodologico ed epistemologicodelle medesime. E' in tal senso che in questa disciplina si ritrova unprofondo aspetto di complementarità fra il "fare" scienza el'operare una ricostruzione storica del cammino delle "scienze". Ilpercorso della scienza come fatto storico è oggetto dellastoriografia e s'intreccia non solo con la storia politica e sociale,ma anche con il complesso universo delle storie delle idee e dellementalit&agrave. Il "rendersi conto" della propria storia significaper ogni scienza ripercorrere il proprio cammino, riconoscere leinterazioni, le condivisioni di comuni radici, le ramificazioni e icongiungimenti con altre branche del sapere, i mutui prestiti teorici,le analogie di struttura epistemologica, le suggestioni e gli stimoliscambiati, i dialoghi ed i silenzi intercorsi; in definitiva, unmomento insostituibile di autocomprensione e crescita. Autocomprensionein quanto essa riconosce di avere una propria struttura epistemologica,un suo bagaglio concettuale, uno specifico e specialistico linguaggio,opportuni metodi e strumenti di indagine, particolari modelliinterpretativi e schemi di spiegazione, convinzioni teoretiche di fondoin grado di costituire e reggere i vari conferimenti di senso che ogniscienza tenta necessariamente nei riguardi dei propri risultati.Crescita perchè il riconoscimento della contingenza dellecategorie scientifiche è momento di vigilanza e riflessionecirca il rapporto fra le norme di valutazioni razionali che vengonoapplicate ad una teoria scientifica ed il proteiforme e metamorficoprocesso di cambiamento entro cui si generano problemi, criteri, daticostantemente mutevoli nel reale sviluppo della scienza in cuicooperano da un lato il processo diacronico del mutamento (compresa lacontingenza delle categorie critiche) e dall'altro quello sincronicodelle norme oggettive di valutazione razionale di una teoriascientifica.In questa prospettiva il corso si articola sia in senso storiograficoche teoretico-epistemologico. La parte istituzionale è divisa indue distinti momenti: a) Elementi di epistemologia e metodologia dellaricerca storica, b) Tempi e spazi del "mutamento" nella storia delpensiero scientifico. La parte monografica è sempre dedicata aduna disciplina specifica (es. l'anatomo-fisiologia, la criminologia, lafarmacologia...) vista sia nel suo impianto teorico che nel suopercorso storico e nei suoi legami con le altre scienze e le scienze"altre". In ambito "seminariale", la didattica è costantementesupportata da strumentazione di tipo "informatico". (Paolo Aldo Rossi)

Storia del pensieroscientifico moderno e contemporaneo



Nei periodi storici qualificati come moderno e contemporaneo, nuovediscipline scientifiche sembrano sostituirsi a molti settori dellafilosofia. Contro questa immagine, secondo cui l'ampliarsi dei dominiconoscitivi della scienza erode progressivamente l'orizzontespeculativo della filosofia, appare meglio fondata l'ipotesi che a talesviluppo non corrisponda un ritirarsi della filosofia su settori semprepiè ristretti di temi specifici, ma, al contrario, unaccrescersi dell'ambito delle indagini filosofiche. La storiarecentissima del costituirsi dell'area interdisciplinare delle scienzecognitive è un esempio di come le ricerche scientifiche etecnologiche richiedano riflessioni di tipo metodologico e filosoficoe, nello stesso tempo, di come queste ultime preparino l'instaurarsi dinuovi paradigmi scientifici come quello computazionale, con gli arditi(a volte azzardati) paralleli tra il funzionamento della mente umana equello di un computer.In accordo a queste linee interpretative, il corso si compone di unaparte istituzionale, in cui vengono introdotti alcuni concettifondamentali per comprendere la struttura della conoscenza scientifica,in riferimento anche alla particolare scienza e al particolare momentostorico considerati nella parte monografica. In quest'ultima vengonoaffrontati temi di interesse concettuale all'interno di una disciplinanel suo evolversi storico (esempi: l'analisi del ragionamento in logicae in psicologia; la scoperta della struttura del sistema nervoso alleorigini delle neuroscienze), oppure lo stesso costituirsi di una nuovaarea di indagine scientifica (come quella della scienza cognitiva) o unrilevante mutamento di paradigma teorico (quale quello avvenuto infisica con la teoria della relatività, la meccanica quantisticae la teoria delle particelle elementari). In questo modo, lacomprensione di ricerche e risultati scientifici alla luce dei travagliteorici e sperimentali da cui sono nati puª contribuire adiminuire la frattura tra cultura scientifica e cultura umanistica. Ilpensiero scientifico, non identificato con la pura sommatoria dellescoperte conseguite dalle diverse scienze, appare allora in un rapporto-invece che di opposizione- di fruttuoso interscambio con il pensierofilosofico, come testimoniano la storia della scienza e la storia dellafilosofia e le storie individuali di moltissimi pensatori di ogniepoca. (Luisa Montecucco)

Storia della filosofia



Negli ordinamenti universitari italiani, fin dall'Unità (1861),le cattedre di base per il corso di laurea in Filosofia sono state laFilosofia teoretica, la Filosofia morale e la Storia della filosofia.L'insegnamento della Storia della filosofia era ritenuto fondamentaleper fornire il quadro d'insieme delle vicende del pensiero, consideratein una logica concatenazione. Il venir meno della concezione di matriceidealistica che l'intero corpus della filosofia coincideva con lastoria della filosofia ha contribuito al sorgere di disciplinestorico-filosofiche specialistiche, volte ad approfondire, lontano daipoteche di tipo dialetticistico o necessaristico, le concrete vicendedella speculazione umana in precisi ambiti spazio-temporali ed inprecise epoche. Nell'attuale situazione degli insegnamenti universitarisi assiste alla convivenza delle cattedre storiche specialistiche,articolate su epoche (Storia della filosofia antica, Storia dellafilosofia medievale, Storia della filosofia del Rinascimento, Storiadella filosofia moderna, Storia della filosofia contemporanea), oppuresu discipline (Storia della filosofia morale, Storia del pensieroscientifico, Storia della logica), e della cattedra di carattereistituzionale ancora denominata Storia della filosofia. In talecontesto l'esistenza di quest'ultima cattedra si giustifica ormaisoprattutto (anche se non interamente!) con esigenze di naturadidattica: traccia insomma in un biennio un quadro generale dellastoria della filosofia dalle origini greche al Novecento, al fine difornire agli studenti il necessario inquadramento entro cui poicollocare gli esiti delle ricerche delle discipline specialistiche.E' peraltro evidente che i docenti di questa disciplina, che insè dovrebbbe comprendere l'insieme di tutte le ricerche e lemetodologie specialistiche per darne ragione agli studenti che siavviano agli studi filosofici, hanno a loro volta una particolarespecializzazione: per lo più sono studiosi del pensiero modernoe contemporaneo. Ma nel momento in cui assolvono ai loro compiti didocenti d'una disciplina propedeutica sono chiamati soprattutto afornire corretti strumenti metodologici per lo studio della storiadella filosofia. In questo caso essi presentano la "storiografiafilosofica" come quella branca della ricerca filosofica che si rivolgea delineare la condizione storica del filosofare ed a rintracciare imolteplici rapporti di esso con gli ambiti della vita della cultura edelle idee delle diverse epoche. In tale funzione la storiografiafilosofica rivendica una sua autonomia dal filosofare teoretico. Lastoria della filosofia allora ha strettissima parentela con la storiatout court e con le storie specialistiche. A tal puntociòè diventato usuale che ormai in molteUniversità straniere la storia della filosofia viene studiataassieme alle altre discipline storiche entro particolari taglitrasversali (p. es. il Cinquecento, il Seicento, il Settecento, ecc.).Di qui il rilievo che assumono nei corsi di Storia della filosofia siala trattazione della storiografia filosofica attraverso lapresentazione della sua storia (che peraltro oggi viene insegnata inun'apposita disciplina specialistica denominata "Storia dellastoriografia filosofica", presente anche entro lo statuto dellaFacoltà di Lettere e Filosofia di Genova), sia il concretoesercizio del commento dei testi filosofici, contestualizzatinell'ambiente che li ha visti nascere e riferiti alla comprensionedella cultura del presente in un gioco ermeneutico che evidenzial'affinità e il distacco dei testi filosofici dalle condizioniche li hanno visti nascere.Storia della filosofia A e Storia della filosofia B (cioèl'insegnamento biennale della Storia della filosofia) entro il corso dilaurea in Filosofia dell'Università di Genova offrono pertantoagli studenti che si avviano allo studio della filosofia leindispensabili nozioni di carattere propedeutico per poter affrontarecon un minimo di metodo e di cognizione quegli insegnamenti di naturateoretica o storico-specialistica che richiedono per essere affrontatiun preciso bagaglio di conoscenze sui filosofi e sulle correnti delpassato. Ma, ancor più, offrono un indispensabile approccio aiclassici della filosofia, opportunamente selezionati, al fine diabituare gli studenti alla corretta esegesi dei testi filosofici,condizione indispensabile per ogni curriculum filosofico. (LucianoMalusa)

Storia della filosofia antica



Si suole dire che la ragione greca (il logos) costituisce un punto dipartenza imprescindibile per impostare qualsiasi problematicafilosofica relativa alla visione del mondo e della vita. Se questo direcontiene una sua verità, è altrettanto vero che ildiscorso sulla storia della filosofia antica è strettamentecollegato al metodo, o, per meglio dire, ai metodi con cui costruire ilnostro vitale rapporto con questa esperienza del pensiero che ha datoorigine alla specificità di una attività sapienzialedefinita con la parola filosofia.Sui metodi con cui fare storia di questo sapere il dibattito oggiè aperto e non privo di posizioni polemiche. Esiste, intanto, unproblema preliminare che condiziona tutti gli altri: è correttoparlare di una storia della filosofia antica (ma il discorso vale,credo, per la storia della filosofia tout court) come disciplinaautonoma? Non è il caso di spostare il raggio dell'attenzionesui legami stretti che tale attività del pensiero, che si chiamafilosofia, mantiene con altre forme del sapere? Storia della filosofiasignifica storia della cultura e delle idee? Quale rilevanza assume, inquesta vasta rete di collegamenti, il rapporto tra la densitàteorica della cultura antica e la lingua, che da una parte dà lasua impronta a tale patrimonio concettuale e dall'altra ne è, inqualche modo, determinata e segnata? E' un problema autentico o unopseudo-problema la polemica che, ora con maggiore ora con minoreintensità, tiene il campo contro il concetto di classicismo? Haancora senso, oggi, porsi entro l'ottica eurocentrica del cosiddettomoderno terzo "neoumanesimo" e considerare la paideia greca espressionedell'humanitas somma? Questa via di formazione dell'uomo, che ha avutonel passato grande seguito tra gli studiosi del pensiero antico, nondovrà invece aprirsi sempre di più verso altre esperienzeculturali e confrontarsi con la ricchezza di altri linguaggi?Sia pure succintamente, non si puòtentare qui di rispondere aquesti interrogativi che, naturalmente, ne solleverebberoimmediatamente altri dando luogo a un argomentare a spirale refrattarioalle certezze assolute. Si puòinvece accennare al problema deimetodi assumendo al riguardo una posizione definibile di tiposincretistico, ossia disposta a utilizzare, a seconda delle suggestionie dei problemi di natura diversa che un testo puòsollevare,metodologie di volta in volta diverse per portare alla luce nei limitidel possibile, e senza forzature, tutto il variegato sottofondoculturale che puòavere contribuito a generare laspecificità greca del filosofare. I sostenitori di questaapertura al diverso tengono per altro a precisare con forza che quelpensiero filosofico che viene condizionato da altri saperi e dallacontestualità sociale, in ordine alla quale un testo va insostanza letto, è pur sempre un pensiero con il quale, alla finfine, bisogna fare i conti perchè esso rimane un'alteritàtra ciòche condiziona (fattori sociologici, categorieideologiche, tradizioni e sedimentazioni varie) e ciòcheè condizionato. All'interno di questa prospettiva, intesa astabilire un corretto rapporto con l'antico, esiste il problema delpresunto positivismo testuale. Il testo antico è un messaggiorivolto a un pubblico attraverso particolari modalità dicircolazione: non va mai dimenticato, infatti, che nell'etàantica mancava un "mercato del libro", mancava una produzioneeditoriale. Ciòposto, occorre puntare anche su una esegesi deltesto intesa come analisi dell'immaginario, perchè in ogni testoesiste un livello non dichiarato, e magari non consapevole, di immaginiche, sottese alle parole, pilotano il testo medesimo senza apparire maidel tutto. Da qui la necessità di spostare l'attenzione susingoli termini e su certi usi linguistici che fungono da spie. Talestudio dell'immaginario si deve appuntare in particolare sullametafora, che emerge dalla neutralità di superficie del testo epuòaccendere problematiche di grande interesse e impensabili auna lettura che non sia sempre immanente e accorta. Snidare con glistrumenti della filologia e della linguistica la genesi di certemetafore attive significa leggere anche in contro luce al fine dicomprendere più approfonditamente sia le palesi strategieteoriche sia le latenti verità psicologiche (la psicologiastorica) del testo e, quel che più conta, rispettare la distanzadegli antichi da noi e la distanza che dobbiamo introdurre fra gliautori e i loro testi.Consapevoli della difficoltà, a volte insuperabile, diricostruire un corretto e non fittizio rapporto diretto con l'antico,non dobbiamo neppure trascurare un tipo di approccio storicisticopurchè non sia segnato dalla provvisorietà o da certestoriografiche "verità" storiche tramandate da tradizioni magarivenuste e venerabili ma ormai sclerotizzate. Questa posizioneinterpretativa, se da una parte è utile al fine di fare storiadi determinati problemi specifici del filosofare dei Greci ecomprensibili appieno solo alla luce delle trasformazioni posteriori,dall'altra deve costantemente guardarsi sia da una rigida e lineareimpostazione genetica dello sviluppo del pensiero sia dal rischio diimporre schemi moderni di pensiero su schemi antichi, soprattutto perquanto concerne lo studio della logica arcaica.(Antonio M. Battegazzore)

Storia della filosofia medievale



La storia della filosofia medievale ha in comune con le altrediscipline relative alla storia della filosofia il metodo e lanecessità di collegamenti molteplici con altri settori dellaricerca, come la storia simpliciter (storia politica ed economica,sociale e delle istituzioni, e via dicendo), la storia delle idee, lastoria delle religioni, l'etnologia, l'antropologia, e per altri latila filologia, la codicologia, la diplomatica.Se, ed ovviamente, la storia della filosofia medievale è nata edha avuto il suo primo sviluppo nell'epoca moderna, ha conosciutoperòsolo nell'età contemporanea, e da non molti anni, ilsuo maggior sviluppo, con la fioritura dapprima delle ricerche suaspetti particolari del pensiero dell'epoca medievale, poi contentativi di tratteggiarne panoramiche sempre più ampie esostanziose, infine con l'attenzione a tratti anche esclusiva, versol'edizione rigorosa (secondo i canoni della moderna filologia) di operesignificative di quell'epoca, per molto tempo dimenticate (esottostimate) almeno nel corso dell'età moderna. L'importanza diquesta disciplina è conseguente al significato filosofico che siattribuisce oggi alla riflessione dei medievali. Se si considera ilMedioevo come un momento di passaggio tra l'età antica e lamoderna, e quindi gli si riconosce una funzione di cerniera culturaleche vale come tale, a prescindere dai valori elaborati e trasmessi,ovviamente la sua importanza non puòche risultare moltolimitata. Diverso è il punto di vista di chi consideri ilMedioevo - alla stregua peraltro di qualsiasi altra grande epoca delcammino umano - sotto il profilo del significato e della sostanzaspeculativa della riflessione in esso elaborata, in base allaconsiderazione che nella storia del pensiero non si puòadottareil criterio del superamento e del progresso a senso unico, ma quellodel maggiore o minore avanzamento dello spirito nelle profonditàdell'essere, verso quella comprensione della verità che èla meta di ogni filosofo autentico.La storia della filosofia medievale si proporrà in tal casol'individuazione dei frammenti di verità che anche l'epocamedievale fu in grado di elaborare. Una tale ricerca potràportare a scoperte e riflessioni feconde, e potrà anchesuscitare un dubbio critico sull'esattezza della convinzionestorico-speculativa, cosÀ largamente condivisa ancor oggidall'opinio communis, secondo cui da un lato il Medioevo avrebbe avutouna mera funzione strumentale di trasmissione della cultura anticaall'età rinascimentale, e dall'altro la vera storia del pensieroumano sarebbe iniziata con il radicale rifiuto che la cultura modernaoperòproprio nei confronti di quella medievale e dei valori cheessa impersonava. Simili convinzioni suonano oggi, dopo decenni diattento esame delle autentiche fonti medievali, inesatte e fuorvianti;il loro necessario ripensamento critico fa invece ritenere che tramondo medievale e mondo moderno sussista un'unità piùprofonda di quel che si pensa di solito, e che d'altra parte, ove visia stata opposizione, questa vada superata sulla base dellacontinuità dei principi fondamentali della civiltàoccidentale (in quanto principi costitutivi della civiltàumana).(Luca Obertello)

Storia della filosofia delrinascimento



L'età del Rinascimento ha sempre costituito l'oggetto di ungrande interesse da parte della cultura e della storiografia, in quantoin essa l'umanità compie scelte fondamentali per la creazionedella mentalità che ancor oggi guida i passi dell'Occidente. Ilpensiero si trova ad una grande svolta con la rinascita dello studiodel mondo antico e con l'apertura dell'uomo a nuovi orizzonti, dinatura antropologica, religiosa, artistica e pure geografica. In questoambito il ruolo della filosofia è particolarissimo, in quanto sirivolge proprio al consolidamento della conoscenza del patrimoniodell'antichità, ed al suo intenso sfruttamento. Nel contempo lavalenza della speculazione filosofica è quella di rappresentarenel modo più originale un'esigenza di liberazione dell'uomo datutti i vincoli che storia e natura sembrano aver posto alla suainiziativa. Lo slancio di liberazione dell'umanità grazie allalezione del mondo classico ed al sentimento d'una profonda unitàche pervade tutte le realtà, naturali, artificiali, umane,religiose e profane, viene interpretato dalla filosofia con accenti digrande novità, anche se senza una sostanziale profonditàed incisività in ambito logico-raziocinativo.Il pensiero filosofico del Rinascimento, per tale motivo, èdiventato l'oggetto di un interesse che mira più che aricostruire un percorso speculativo, a rintracciare tutte le grandiopzioni dell'umanità che siano sostenute da linguaggio e daargomentazioni filosofiche. Non mancano certo anche alla filosofia delRinascimento momenti di originalità (rappresentati dallefilosofie di Cusano, Ficino, Pico, Bruno, Campanella, Montaigne):tuttavia il pensiero filosofico nei tre secoli della Rinascenza (non sidimentichi che in Italia già nel XIV sec. si respira l'aria diun grande umanesimo, grazie al pensiero di Petrarca e di Salutati) siimpone per la grandezza del supporto che ha fornito all'arte, allapolitica, alla religione, a tutti i grandi passi di superamentodell'orizzonte "bloccato" dell'età del medioevo. Lo studio dellafilosofia del Rinascimento è divenuto oggi molto specialistico,proprio perchè si tratta di compiere un esame di tutti gliambiti in cui la filosofia ha agito con il suo potente richiamo agrandissime tradizioni, che vanno dalla classicità all'ermetismoed alle grandi religioni come l'ebraismo. In ambito universitarioStoria della filosofia del Rinascimento vuol fare riflettere glistudenti sulla forte connessione che puòesistere tra filosofia eforme del sapere e dell'arte, e vuole costituire un supporto per lostudio storico e letterario. La filosofia del Rinascimento prepara lafilosofia moderna, senza peraltro confondersi con essa, in quantoproprio la modernità implicitamente rinnega lo spiritofortemente ermeneutico e quasi iniziatico dei pensatori delQuattro-Cinquecento. Tuttavia si puòdire che l'età delRinascimento, anche se non esordisce con spirito di ostilità edi rivalsa nei confronti del medioevo, costituisce una chiara presa didistanza da antiche mentalità, come quella della Scolastica. Ilche non vieta che proprio nel bel mezzo della Rinascenza, in Spagna,abbia inizio una profonda ripresa della Scolastica medievale con le sueproblematiche metafisiche e giuridiche, che comportano un rinnovamentodella filosofia dei diritti umani e del diritto di natura. (LucianoMalusa)

Storia della filosofia moderna



La disciplina è di recente istituzione nel panorama accademicoitaliano. Essa ha preso piede nelle nostre Università nelmomento in cui si è consolidata sul piano storiografico lacategoria di "pensiero moderno" (con le grandi opere di Kuno Fischer,di Wilhelm Windelband e di Harald Hffding e con il predominiodella cultura idealistica) e si sono create precise cesurestoriografiche e interpretative tra medioevo e Rinascimento da un latoe pensiero uscito dalla "riforma" cartesiana, da un altro lato. (EdiliaCassani Traverso)

Storia della filosofiacontemporanea



Attualmente è in corso una revisione della disciplina.Nell'ordinamento universitario italiano, con la determinazione deinuovi settori disciplinari, l'insegnamento di Storia della filosofiacontemporanea è stato distinto dall'insegnamento di Storia dellafilosofia moderna. Il pensiero moderno viene ormai tradizionalmenteinteso come concluso con Kant (o, al massimo, con Hegel, cioècon la filosofia classica tedesca), e si preferisce riservare alpensiero contemporaneo un'attenzione diversa. Si adoperano diversemetodologie d'indagine, incentrate sulla constatazione che gli idealid'una razionalità compiuta e totalizzante sono tramontati. Ilche sta a significare che la "contemporaneità" è vista inmodo diverso dalla "modernità".(Anna Grazia Papone)

Storia della filosofia morale



Il corso di Storia della filosofia morale ha come oggetto lo studiodell'evoluzione dell'etica, ovvero della riflessione filosofica sullamorale, intesa in senso lato quale tentativo di dare una rispostarazionalmente argomentata al problema del senso o del fine dell'agireumano. L'ambito della materia si estende in linea di principio, apartire dalla storia della riflessione sui fondamenti della morale,fino alla storia di quelle discipline filosofiche che sono oggiconsiderate naturali articolazioni della filosofia morale. Per la suacollocazione, in certo qual modo "tra" le discipline speculative equelle storico-filosofiche, la Storia della filosofia moralepuòcostituire un'utile integrazione di entrambe.La parte istituzionale del corso si propone di fornire allo studentedei lineamenti essenziali di storia dell'etica, soffermandosi su alcunimomenti salienti della riflessione filosofica sull'argomento. In questaprospettiva si richiede la lettura approfondita e l'inquadramentostorico di almeno un testo classico. Tale testo potràeventualmente fare parte pure del programma del corso monografico.La parte monografica del corso ha come oggetto un particolare tema oproblema considerato o all'interno del pensiero di un singolo filosofooppure nelle sue valenze speculative e nella sua evoluzione lungo lastoria. (Angelo Campodonico)

Storia delle dottrine politiche



La "Storia delle dottrine politiche" è una delle disciplinepiè antiche dell'ordinamento universitario italiano. Con ladenominazione originaria di "Storia delle dottrine e delle istituzionipolitiche" ebbe come suo primo titolare il piè grande scienziatopolitico italiano, tra Ottocento e Novecento, Gaetano Mosca.Nell'ultimo mezzo secolo, hanno insegnato la "Storia delle dottrinepolitiche" Maestri come Rodolfo De Mattei e Anna Maria Battisti a Romae Luigi Firpo a Torino. Da tempo la disciplina, tra gli insegnamentipropedeutici della Facoltà di Scienze Politiche, èpresente anche nei piani di studio di altre facoltà umanistichecome Lettere e Filosofia, Lingue, Giurisprudenza, Sociologia, etc.Nel nostro secolo, caratterizzato da un conflitto senza precedenti trale diverse concezioni del mondo e le diverse ideologie politiche(fascismo, comunismo, nazionalismo, democrazia, liberalismo etc.), lamateria puª fornire un prezioso strumento conoscitivo perorientarsi nelle tematiche, nei linguaggi, negli stili argomentatividegli attori sociali e politici che hanno scritto, o stanno scrivendo,la storia del mondo. Per questo è particolarmente consigliatanon solo a quanti intendano dedicarsi alla ricerca storica tradizionaleo approfondire, nello studio dei filosofi classici, le tematicherelative alla polis e al "buongoverno", ma altresè a quanti sonointeressati a professioni come il giornalismo, l'editoria, le pubblicherelazioni, il lavoro di interprete parlamentare nelle varieorganizzazioni europee e internazionali.L'insegnamento della "Storia delle dottrine politiche", nella nostraFacoltà, è caratterizzato da un approccio analitico, chesi rifà - senza alcuna concessione allo storicismo, allaretorica della ücultura come impegno1, alla filosofia della storia(nella sue versioni idealistica, positivistica e marxistica)- al metododelle scienze storico sociali di Max Weber e agli scrittiepistemologici di Raymond Aron. L'insegnamento, inoltre, viene incontroall'esigenza di interdisciplinarità sempre piè avvertitanelle nostre scuole, ponendosi alla confluenza di ambiti di ricercacome la filosofia politica (intesa come riflessione sui rapporti traetica e politica al fine di consentire una scelta ragionata tra leclassiche "forme di governo"), la scienza politica (intesa come teoria,volta a stabilire nessi tra fatti, sulla base di una rigorosa indagineempirica), la sociologia politica, la filosofia del diritto, la storiadelle istituzioni politiche, la storia delle dottrine economiche. Unrilievo particolare viene conferito allo studio delle risorsesimboliche (miti politici, religioni civili, credenze collettive,tradizioni etc.) e all'analisi del linguaggio e della comunicazionepolitica, specie per quanto riguarda le nozioni piè controversee ideologicamente inquinate.Sono previsti, inoltre, seminari di studio in collaborazione condocenti dell'Ateneo genovese e di altre Università italiane.(Dino Cofrancesco)

Storia delle matematiche [nonattivato 1998-1999]



Il corso di storia delle matematiche si propone l'obiettivo di farconoscere alcune delle tappe più significative dell'evoluzionedel pensiero matematico. Come è noto, fin dall'antichitàsi è instaurato uno stretto e variegato rapporto tra lo sviluppodel pensiero filosofico e del pensiero matematico, per cui laconoscenza dei mutamenti di prospettiva avvenuti in seno allematematiche costituisce un elemento importante per l'approfondimentodell'evoluzione della riflessione filosofica, soprattutto per quantoriguarda le considerazioni relative all'attività scientifica.Tale corso, quindi, oltre al suo interesse intrinseco,puòaffiancare proficuamente quelli di filosofia della scienza,di logica e di logica matematica per fornire un quadro piùesauriente dell'epistemologia contemporanea. Sarà cura deldocente presentare tale disciplina in modo che possa essere fruitaanche da studenti che non hanno particolari conoscenze matematichepreliminari (presupponendo solo quanto è stato appreso nellascuola secondaria) e che sia utile e stimolante per gli obiettivi diuna Facoltà di Lettere e Filosofia. Proprio per questa ragionesono scelti argomenti di particolare interesse concettuale, dallaproblematica sui fondamenti della geometria alla nascita e alladiffusione delle geometrie non euclidee, dallo sviluppo del calcoloinfinitesimale all'evoluzione del metodo assiomatico, dalla teoriadegli insiemi e dal trattamento matematico dell'infinito allaconcezione moderna delle teorie matematiche. In ciascun annosarà esaminato, dal punto di vista storico, uno di questisettori, anche attraverso la lettura da parte degli studenti di (branidi) opere originali (o tradotte), come richiesto da una correttametodologia storica. In ogni caso, l'analisi delle fonti, come siè accennato, vuole essere l'occasione di una riflessionestorico-epistemologica sulle peculiarità del pensiero matematicoche ne evidenzi il ruolo nell'impresa conoscitiva umana. (DarioPalladino)

INSEGNAMENTI FILOSOFICI PSICOLOGICI E STORICI DEL CORSO DI LAUREA INFILOSOFIA NON AFFERENTI AL DIPARTIMENTO

Appartengono egualmente al plesso filosofico-epistemologico-psicologicosette insegnamenti impartiti nella Facoltà di Lettere, chetuttavia non afferiscono al Dipartimento di Filosofia. Si tratta di:Psicologia generale, Psicologia cognitiva, Psicologia dellapersonalità, Psicologia dello sviluppo, Psicologia dellosviluppo cognitivo, Elementi di informatica (DISA, via Balbi, 4);Storia della logica (DISCIPROCO, via Lomellini, 8).Tali insegnamenti sono consigliati (come si vedrà) nei piani distudio per il corso di laurea in Filosofia. Per informazioni sullastruttura dei corsi e sui programmi lo studente è invitato a farriferimento agli Istituti o Dipartimenti di appartenenza.Si segnala inoltre un insegnamento del corso di laurea in Filosofia cheha strette connessioni con gli studi storico-filosofici: Storia romana.Detto insegnamento, tenuto al presente dalla prof. Angela F. Bellezza,fa capo all'Istituto di Storia antica e scienze ausiliarie (Via Balbi,4, primo piano). Si invitano gli studenti che intendessero inseriredetto insegnamento nel loro piano degli studi a prendere contatto conla docente.



Dipartimento di Filosofia

Facoltà Letteree Filosofia | Universitàdi Genova