IL SOLE 24 ORE
Domenica 13-06-2004
Imperia - I fallimenti della razionalità individuale e collettiva al centro di un convegno
Se accetti l'errore ne fai di meno
Del tema dell'errore nell'agire umano, delle sue implicazioni e delle possibile contromisure - dalla duplice prospettiva degli economisti e dei filosofi - si discuterà a Imperia il 17 e 18 giugno nel convegno <Errore nella razionalità individuale e collettiva>. Vi parteciperanno Carlo Penco, Luca Beltrametti, Cristina Bicchieri, Pierluigi Sacco, Massimo Piattelli Palmarini, Sebastiano Maffettone, Valeria Ottonelli, Jack Birner, Giorgio Rampa, Massimo Egidi, Luigi Marengo, Massimo Warglien, Matteo Motterlini, Margherita Benzi, Vittorio Girotto. (http://www.dif.unige.it/risorse/CON/errore/)
di Matteo Motterlini
Un pediatra di New York, il Dr A, deve visitare 400 bambini di 11 anni non ancora sottoposti alla operazione delle tonsille e indicare per quanti di loro suggerirebbe l'intervento. Il Dr A consiglia l'operazione nel 45% dei casi. Un secondo specialista della stessa città, Dr B, visita i bambini per i quali il Dr A non aveva ritenuto opportuna la tonsillectomia. Il Dr B suggerisce la tonsillectomia nel 46% di casi. Infine il Dr C visita i bambini che secondo il Dr B non avevano bisogno dell'operazione, e la raccomanda nel 44% di casi. Non è una barzelletta, ma il risultato sorprendente di uno studio condotto dalla American child health association.
Considerate ora questo problema: una mazza e una palla da baseball costano insieme 1 dollaro e 10 centesimi; la mazza costa 1 dollaro più della palla. Quanto costa la palla?
Se avete risposto "10 centesimi" siete in compagnia del cinquanta percento degli studenti di Princeton. Ma voi, come loro, avete commesso un errore. La risposta corretta infatti è "5 centesimi". Provate voi stessi a capire perché.
Errori del ragionamento, del giudizio e della decisione - sistematici, prevedibili e persistenti - non sono una peculiarità dei pediatri e degli studenti americani, ma tendono a colpire tutti noi. Nella sua Nobel Lecture (2002) Daniel Kahneman ha offerto una interessante <anatomia dell'errore>.
L'elaborazione dell'informazione sarebbe presieduta da due distinti sistemi cognitivi, a cui Kahneman si riferisce semplicemente come sistema 1 e sistema 2. Le operazioni del sistema 1 sono tipicamente veloci, automatiche, associative, difficili da controllare o modificare, e richiedono uno sforzo minimo. Le operazioni del sistema 2, viceversa, sono lente, deliberate, seriali e basate su regole, possono essere controllate o modificate, ma normalmente richiedono un maggior impegno di attenzione e di memoria. Il sistema 2 è deputato all'applicazione esplicita di regole formali come quelle del "modello classico" di razionalità (logica, calcolo delle probabilità, teoria dell'utilità attesa). Un errore si presenta quando si verificano due condizioni: a) la soluzione di un problema attiva un processo cognitivo di tipo 1 che, nelle condizioni date, genera una risposta normativamente scorretta; b) il sistema 2 "lascia passare" la risposta, non riuscendo a esercitare adeguatamente la sua funzione di controllo.
Ecco spiegato il numero sorprendentemente alto di soluzioni sbagliate per un problema molto semplice. La formulazione della domanda sulla palla da baseball rende immediatamente accessibile alla mente la risposta "10 centesimi"; il sistema 2 sorveglia solo superficialmente, e le persone si fidano del primo giudizio plausibile.
Per quanto riguarda i nostri pediatri, le loro decisioni sono figlie dell'euristica dell'"ancoraggio". Il loro giudizio è "ancorato" all'aspettativa che circa il 50% di bambini di 11 anni necessiti di una tonsillectomia. Essi dovrebbero quindi calibrare la stima in una direzione o nell'altra alla luce dell'esame clinico. Ma l'"aggiustamento" che segue l'"ancoraggio" è spesso insufficiente. Come è evidente nel caso del Dr B e del Dr C. Il sistema 1 forma un giudizio su un elemento immediatamente saliente che il sistema 2 non interviene a correggere in modo appropriato.
Accettare gli errori per fare meno errori significa affrontare la questione della razionalità partendo dai limiti delle nostre capacità cognitive senza assumere capacità che gli esseri di questo mondo non possiedono. Significa studiare i casi in cui la razionalità fallisce per mettere a punto scelte economiche e sociali che ne tengano responsabilmente conto.